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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:44

taranto

«Ilva, allungare i tempi
della bonifica non va bene»

De Franchi: notiamo un atteggiamento dilatorio da parte del nuovo soggetto. Piano ambientale e industriale scissi

«Ilva, allungare i tempi della bonifica non va bene»

di Domenico Palmiotti

«Non vediamo nella proposta di Autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva presentata da Arcelor Mittal e Marcegaglia una grande volontà di procedere come fulmini di guerra sul piano del risanamento degli impianti».

Rocco De Franchi, vice sindaco e assessore all’Ambiente, anticipa a grandi linee il giudizio del Comune di Taranto sull’Aia che Am Investco Italy ha avanzato al ministero dell’Ambiente. La proposta è ufficiale dall’1 agosto, cioè da quando il ministero l’ha messa sul proprio sito, e domani si chiudono i termini per presentare le osservazioni. Tra queste ci saranno anche quelle del Comune.

Allora, assessore De Franchi, l’Aia degli acquirenti dell’Ilva non vi convince?

«Da una prima lettura, emergono diversi elementi dilatori sul piano dei tempi. Ci sono interventi che si rinviano al 2023 e qualcosa che si anticipa al 2018 o che ci si impegna a fare nel 2020».

E che tempi vorreste?

«L’Aia Ilva è fatta da più misure ed è chiaro che non si può fissare una data unica per tutte. Ci sono delle differenziazioni, ce ne rendiamo conto, ma ci pare anche evidente l’orientamento del nuovo soggetto a dilatare i tempi».

La copertura dei parchi minerali gli investitori hanno detto che si impegnano a realizzarla in 36 mesi...

«Sì, ma da quando prendono in mano l’azienda. E quando accade? Si suppone a fine anno. Non dimentichiamo, però, che la procedura di vendita deve superare il vaglio dell’Antitrust europeo e non sappiamo cosa accadrà in quella sede. E’ molto probabile uno scontro tra titani, con i concorrenti di Mittal che cercheranno di far valere le loro ragioni proprio perchè l’acquisizione dell’Ilva non è quella di una piccola azienda dell’acciaio. Io, sino alla fine, sarei cauto e per ora, riferendomi ad Am Investco Italy, parlerei di aggiudicatario provvisorio».

Come vi siete organizzati per leggere il dossier Aia di Arcelor Mittal e Marcegaglia?

«Dico anzitutto quello che faremo domani, ultimo giorno utile per spedire al ministero le osservazioni. Ci sarà una lettera del sindaco: non sarà solo di accompagnamento del carteggio ma di carattere politico. Alla lettera del sindaco, saranno accluse le relazioni della nostra direzione Ambiente, un contributo dell’Ordine degli ingegneri che non presenterà sue osservazioni ma le ha girate al Comune, un ulteriore contributo di Peacelink, che comunque inoltrerà autonomamente le sue osservazioni - noi, in verità, abbiamo chiesto una mano a tutto il mondo ambientalista locale -, infine gli elementi di Arpa, che ritengo farà anch’essa le sue valutazioni in modo autonomo».

Tecnicamente chi ha lavorato sulla linea del Comune? Siete ricorsi a consulenze?

«L’ingegner Ciaccia, della direzione Ambiente, ha fatto un lavoro importante per il quale è rientrato anche prima dalle ferie. Poi ci siamo avvalsi dell’esperienza dell’ingegner Ekuakille che è molto sul pezzo oltre ad essere nel gruppo istruttore di tutti i procedimenti Aia per conto del Comune. Altri contatti li abbiamo avuti con la Regione Puglia, dipartimento Ambiente, e con l’Arpa Puglia. Sebbene la relazione della nostra direzione Ambiente sia pronta al 90 per cento perchè la ultimeremo nelle prossime ore, l’ingegner Ciaccia mi ha detto che i loro giudizi sono molto allineati a quelli di Arpa Puglia e questo è un dato positivo».

Certo, valutare un dossier così impegnativo in poco tempo, e per di più in piena estate, non è stato agevole...

«Per niente. Ma il punto che voglio evidenziare non è tanto la particolarità del periodo feriale, che pure ha inciso molto, quanto del procedimento. Per la nuova Aia dell’Ilva, noi siamo all’interno di un procedimento amministrativo assolutamente singolare. Se fosse ordinario, il Comune sarebbe chiamato ad esprimere un parere, che è già un’altra cosa. Qui, invece, deve solo avanzare delle osservazioni. In sostanza, noi da un lato abbiamo un’aspettativa giustamente altissima da parte d’una città ambientalmente ferita e dall’altro siamo considerati alla stregua di tutti gli altri stakeholder, anche se mi auguro che l’opinione del Comune, o della Regione Puglia, sia tenuta in una considerazione diversa. Eppoi, c’è un altro elemento che non ci convince...»

Quale assessore?

«Che si esprimono osservazioni solo sul piano ambientale e non ci è consentito di dire nulla sul piano industriale. I due temi sono scissi in una dicotomia inaccettabile, ma le due cose non si possono valutare separatamente. Noi non abbiamo la possibilità di leggere nè il contratto di acquisto dell’Ilva, nè il piano industriale. Anche il sindaco su questo ha manifestato perplessità appena qualche giorno fa».

Eppure settimane fa Mittal è venuto in Municipio e avete detto che l’incontro non è andato male, anzi tutt’altro...

«Premetto: non possiamo vivere con le diffidenze. Dire che tutti sono in malafede non è corretto. Certo, Mittal è venuto in Municipio e ci è sembrato una persona molto disponibile, direi alla mano, non un algido padrone. Ci ha chiesto se poteva affacciarsi al balcone, ha osservato il mare e, colpito dalla visuale, ci ha detto che vorrebbe investire anche in altri settori. Buone intenzioni, certo, ne prendiamo atto e ci fanno piacere. Adesso, però, bisogna trasferire queste buone intenzioni in fatti concreti e il primo banco di prova è appunto come si risana e si mette in sicurezza ambientale la fabbrica».

Resta il fatto che l’Aia così come formulata da Mittal non vi convince...

«Non voglio rilanciare un mantra, nè i concetti espressi dal governatore pugliese Emiliano, ma la vera rivoluzione per l’Ilva sarebbe stata la decarbonizzazione cambiando il ciclo produttivo. Lo stanno già facendo altri Paesi. Inoltre, uno studio di Goldman Sachs, nel quale è stata coinvolta la direzione italiana, ci dice che il futuro dell’economia sarà a basso impatto di carbone. Mi lasci passare il termine: non si muore di acciaio ma di carbone».

Ma Mittal ha detto che ha tecnologie in grado di catturare il carbonio...

«Penso che le buone prassi e le tecnologie devono venirci incontro per governare questa fase. Attendiamo di vedere i fatti. Per ora poniamo l’accento su quello che non va e vediamo che accade».

Assessore, chiederete per l’Aia Ilva anche la Valutazione di danno sanitario?

«Non la escludiamo. Ne abbiamo parlato anche nel recente incontro avuto con i “Genitori Tarantini”, ma già le nuove norme sulla Valutazione di impatto ambientale prevedono il ricorso alla Valutazione del danno sanitario quando è necessario».

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