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Martedì 21 Novembre 2017 | 16:53

Deserta seduta del Consiglio

Taranto, salta il bilancio
Melucci: così me ne vado

Il sindaco: non ho intenzione di lavorare 5 anni in questa maniera. Diserzioni dal Pd

Taranto, salta il bilancioMelucci: così me ne vado

Giacomo Rizzo

Nervi scoperti e tensione alle stelle. La maggioranza scoppia e il sindaco Rinaldo Melucci minaccia di mollare. La seduta di aggiornamento del Consiglio comunale, chiamata ad approvare l’assestamento di bilancio per evitare la diffida del prefetto (pena lo scioglimento anticipato), ieri è saltata per mancanza del numero legale. Brillavano le assenze, a cominciare dal blocco del Pd salito sull’Aventino, capitanato dal renziano Gianni Azzaro, ai ferri corti con il sindaco, e poi Federica Simili, Cataldo Fuggetti, Vincenzo Di Gregorio, Emanuele Di Todaro e Mario Pulpo. La maggioranza contava già le defezioni di de Gennaro, Brisci e Mele. In aula sono rimasti in 16 dopo l’uscita dell'opposizione, ad eccezione di Mario Cito (che ha spiegato di aver voluto «dare una risposta a quei piccoli uomini del Pd»). Il presidente del Consiglio comunale, Lucio Lonoce, ha dovuto così sciogliere la seduta e il sindaco ha fatto intendere di essersi preso 48 ore di tempo per decidere se rassegnare le dimissioni. «Io come voi, non ho intenzione - ha sottolineato - di lavorare 5 anni in questa maniera. Valuterò se tornare al mio lavoro, dove sicuramente guadagnavo il doppio, facevo una vita più serena e mi godevo di più i miei bambini».

Melucci dal giorno del suo insediamento ha sempre rivendicato autonomia decisionale, marchiando a fuoco la parola «discontinuità». Ma già la nomina degli assessori, l’accusa di aver subito l’influenza di Michele Emiliano e le deleghe extra giunta avevano alimentato feroci polemiche. Certo lo scontro con il capogruppo del Pd, Gianni Azzaro (ieri a Grottaglie, come testimoniato da una foto postata su Fb, per «accogliere» la ministra della Difesa Roberta Pinotti con l’on. Ludovico Vico, Walter Musillo, Giampiero Mancarelli, e i consiglieri comunali Fuggetti, Di Gregorio, Simili e Di Todaro) ha avuto un effetto destabilizzante.

Nella seduta del Consiglio comunale di mercoledì, in cui è stato approvato il rendiconto 2016, il sindaco aveva risposto a muso duro alla richiesta di chiarimenti sulle risorse da destinare all’assunzione del direttore generale e degli staffisti. Lo stesso Azzaro aveva messo in relazione il parere negativo del dirigente su un emendamento all’assestamento di bilancio e la necessità di recuperare fondi per «ingaggiare» il direttore generale. «Non è con questi mezzi - aveva sentenziato il sindaco - che possiamo combattere questa battaglia. Raggiungeremo gli obiettivi prefissati se la finiremo con queste pagliacciate». Come spesso accade, i social network diventano uno sfogatoio. Azzaro ha così scelto Facebook per replicare, utilizzando l’hashtag #siamotuttipagliacci. «C'è un progetto - ha scritto il consigliere del Partito democratico - che va avanti da anni per donare un sorriso ai bambini del reparto pediatria di Taranto. Tanti bambini e tante famiglie. Un progetto che in realtà non costa tanto. Poi c'è una persona, un uomo capace, un tecnico. Si chiama direttore generale. Costa 120mila euro all'anno. Io penso che se un Comune ha soldi da spendere e può decidere in che modo farlo...beh non c'è che una scelta possibile. E per questo sarei un pagliaccio? Bene, felice di esserlo! Voi piuttosto cosa siete?».

I mediatori sono all’opera, ma non è semplice cucire lo strappo. La domanda è: Melucci ha ancora i numeri per governare? L’opposizione ha scelto subito da che parte stare. «Non volevamo fare da stampella alla maggioranza - ha chiarito Massimo Battista (M5S) - dopo la frattura con il sindaco. La città ha bisogno di risposte. Se qualcuno pensa che vengano prima gli interessi personali, ha sbagliato di grosso». Secondo Giampaolo Vietri e Mimmo Ciraci (Forza Italia) «se emergesse che il numero di consiglieri all’opposizione superi quello della maggioranza ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità restituendo la parola agli elettori».

Sulla stessa lunghezza d’onda le liste a sostegno della candidatura a sindaco di Vincenzo Fornaro (Taranto Respira, Partecipazione è Cambiamento e demA): «Nella città alle prese con il dissesto e con una crisi ambientale ed economica senza fine, vincono i particolarismi - affermano - e forse gli interessi privati. Melucci chiarisca la situazione al più presto; se non è in grado di governare si ritorni al voto».

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