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Tentarono di uccidere
coetaneo, condannati

Inflitta una pena di 12 anni per i fratelli Conte, assolti però dall'accusa di un altro tentato omicidio di un pregiudicato

Tentarono di uccidere coetaneo, condannati

Due condanne particolarmente severe quelle inflitte dal Tribunale di Taranto nei confronti di Giuseppe e Umberto Conte, due fratelli rispettivamente di 25 e 27 anni, riconosciuti colpevoli in primo grado del tentato omicidio di un 24enne. Il Tribunale ha infatti condannato Giuseppe Conte a 12 anni di carcere e il fratello Umberto a 12 anni e 6 mesi. L’accusa è di aver cercato di uccidere l’8 marzo del 2015 un loro coetaneo investendolo con l’auto, ma provocando fortunatamente solo lievi ferite guaribili in 10 giorni.

La pena, però, poteva essere decisamente più alta. Il legale dei due, l’avvocato Gaetano Vitale, ha infatti ottenuto l’assoluzione per un’altra accusa di tentato omicidio. Secondo la Procura, infatti, i fratelli Conte avevano cercato di uccidere anche un’altra persona. I due, infatti, erano stati accusati e arrestati con l’accusa di aver aperto il fuoco il 27 aprile dello scorso anno contro un pregiudicato tarantino. I due fratelli Conte, che furono arrestati il 20 maggio 2015, erano accusati di aver aperto il fuoco mirando al torace e alla testa di un pregiudicato tarantino. Secondo i poliziotti che arrestarono i due, l’agguato sarebbe stato organizzato per regolare i conti con un concorrente nel settore dello smercio di sostanze stupefacenti. L’avvocato Vitale, però, è riuscito a dimostrare l’estraneità dei due per quest’ultimo episodio. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 16 anni complessivi per i due tentativi di omicidio, ma il collegio di magistrati presieduto dal giudice Giuseppe Licci ha inflitto 12 anni per uno solo dei due episodi.

La sera del 27 aprile dello scorso anno fu segnalata in piazza Bettolo l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco da parte di due giovani che poi si diedero alla fuga. Sul posto nel corso dei primi accertamenti gli investigatori non trovarono alcun ferito, ma solo una scarpa marca Adidas, uguale sia per numero che per modello a quella trovata successivamente in casa di un giovane pregiudicato che, inizialmente, era ritenuto il bersaglio dei fratelli Conte. Le indagini portarono all’individuazione dei due fratelli e, inoltre, anche alla ricostruzione dell’episodio dell’8 marzo quando i due, con la loro auto, avevano investito un loro coetaneo con il quale avevano avuto in precedenza un violento litigio. Al termine del primo grado di giudizio, i due hanno riportato una severa condanna per quest’ultimo episodio e l’assoluzione per la sparatoria.

[f.casula]

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