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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:38

L'emergenza del 2012

Cozze alla diossina, il giallo
su 20mila tonnellate fantasma

Solo 146 sarebbero state inviate alla distruzione: la circostanza emersa durante il processo Ambiente svenduto

Cozze alla diossina, il giallo su 20mila tonnellate fantasma

TARANTO - Un giallo nel giallo. Di enormi proporzioni. Nel processo «Ambiente svenduto» le sorprese continuano ad essere all’ordine del giorno. Essendosi svolto tra la fine del 2010 e l’inizio del 2012 l’incidente probatorio, nel contraddittorio delle parti, su porzioni importanti del dibattimento come gli effetti chimici e sanitari delle emissioni dello stabilimento siderurgico Ilva, nessuno può in buona fede cadere dal pero quando dinanzi alla corte d’assise vengono ripercorse tutte le tappe che hanno scandito l’inchiesta. Ma apprendere che, tra il 2011 e il 2012, soltanto 141 tonnellate sulle 20.000 di cozze contaminate da diossina e Pcb siano state con certezza mandate al macero, non può che provocare profonda inquietudine.

La circostanza è emersa dalla deposizione del maresciallo Massimo Giuliano, in servizio alla capitaneria di porto di Taranto.
Rispondendo alle domande del procuratore aggiunto Pietro Argentino e del sostituto Mariano Buccoliero, il maresciallo Giuliano ha ricodato che «la fase successiva all'emergenza di diossina e PCB è stata abbastanza complessa e articolata. Non si è risolta, anche perché i quantitativi erano enormi. Ci sono state delle anomalie, delle incongruenze tra il quantitativo effettivamente distrutto e quello dichiarato. Come è noto c’era una ordinanza sindacale che imponeva di mandare al macero le cozze coltivate nel primo seno del Mar Piccolo perché contaminate. Abbiamo fatto delle operazioni - ha ricordato il militare - anche di smaltimento coattivo dei mitili nel Mar Piccolo. Però il quantitativo smaltito ufficialmente era 141 tonnellate contro un quantitativo presunto sulla base della ampiezza come ho detto prima dei campi destinati alla mitilicoltura e effettivamente utilizzati per la mitilicoltura che si aggirerebbe intorno alle 20.000 tonnellate. Nella nostra informativa abbiamo ipotizzato o lo smercio sul mercato in maniera abusiva oppure il trasferimento dal primo al secondo seno dove era consentita la molluschicoltura».

Il maresciallo Giuliano ha ricordato alla corte d’assise di aver chiesto al Centro ittico tarantino, ente dipendente dal Comune di Taranto, la documentazione riguardante la distruzione delle cozze, ottenendo un elenco dal quale risulta che solo 19 delle 33 società censite hanno certificato l’avvenuta consegna dei mitili destinati alla distruzione.
E tutte le altre migliaia di tonnellate di cozze contaminate che fine hanno fatto? In quei giorni, ha ricordato il maresciallo Giuliano, 13 tonnellate di cozze provenienti dal primo seno del Mar Piccolo di Taranto furono sottoposte a sequestro sanitario nel porto di Olbia.
[Mimmo Mazza]

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