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Domenica 19 Novembre 2017 | 07:36

il progetto

Diventano falegnami
grazie al carcere

L'esperienza di quattro detenuti è tornata utile per gli arredi del centro del Parco gravine

falegnameria

di ALESSANDRA CAVALLARO

TARANTO - Luigi cita Giacomo Leopardi. «Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino». Luigi è un uomo alto, massiccio e pieno di tatuaggi. E’ nel carcere di Taranto da un po’ di anni, finirà di scontare la sua pena nel 2027. Insieme a Francesco, Saverio e Carmelo, quest’ultimo assente ieri mattina perché è uscito dal carcere, ha partecipato ad un laboratorio di falegnameria all’interno della casa circondariale curato dall’associazione «La Mediana».

«Le persone che venivano, portavano qui dentro un po’ di libertà, era come stare a contatto con l’esterno - dice ancora Luigi -. Oggi lo posso dire: non si finisce mai di imparare. Ma soprattutto noi abbiamo avuto modo di evadere dalla monotonia». Gli fa eco Francesco, lui ad ottobre potrà uscire. «Non avevo mai fatto cose del genere - aggiunge -. Ho scoperto di avere una bella manualità. Cosa mi ha insegnato questa esperienza? Che si può andare oltre un errore, uno sbaglio». Saverio invece, il terzo «neofalegname» presente, non vuole parlare. I quattro tra detenuti ed ex, hanno partecipato ad un corso nell’istituto penitenziario «Carmelo Magli» per sei mesi, due giorni a settimana, e sono stati anche retribuiti grazie al più ampio Progetto «UPPark» sostenuto da Fondazione con il Sud nell’ambito del bando Ambiente 2015. Il progetto vede tredici organizzazioni e istituzioni riunite in un partenariato con capofila il Wwf «Trulli e Gravine», impegnate in azioni per la valorizzazione del Parco naturale regionale «Terra delle Gravine» e la salvaguardia del suo ecosistema. Gli arredi costruiti saranno utilizzati per arredare e allestire il centro visite del Parco che sarà realizzato presso l’Oasi Monte Sant’Elia in un’antica masseria oggetto di un ampio restauro conservativo.

Di fatto, il laboratorio di falegnameria curato da «La Mediana», partner del progetto per l’azione «Coinvolgimento dei soggetti svantaggiati», rappresenta un’officina solidale che permette ai detenuti di apprendere saperi e conoscenze legate ai mestieri artigianali, utili per il loro futuro reinserimento nella società. Tre i professionisti esterni che hanno curato il corso: Giuseppe Frisino e gli architetti Michele Loiacono e Mariangela Bruno. «E’ passato meno di un anno e già parliamo di risultati tangibili perché gli arredi ci sono - afferma Loiacono -. Non tutti i progetti poi vedono risultati così immediati. Per quanto mi riguarda, è stata una grande esperienza dal punto di vista umano. Forte. Ma tengo a sottolineare che il vero valore non è stato costruire ma andare fuori a prendere il legno». Già, il legno, una buona parte è stato recuperato vicino alla chiesa di San Domenico. Erano rimasugli della Settimana Santa. «Ciò che vorrei, è che questo contenitore non muoia - aggiunge -. Di fatto tra poco concluderemo tutti gli arredi per il Parco, ma mi piacerebbe che altri cittadini, privati e non, potessero far continuare a vivere questo spazio di evasione culturale».

Il laboratorio è stato allestito con attrezzi non professionali ma di buon livello. Sono stati realizzati tavoli, sedie, banconi e anche un attaccapanni, piuttosto grande e realizzato «di getto». Decisamente un pezzo unico. Esempio di creatività ed estro che neanche i detenuti sapevano di avere.

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