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Sabato 18 Novembre 2017 | 03:58

Taranto

Schiarita all'Asl: per i 25 precari
c'è la revoca del licenziamento

Ma dovranno rinunciare agli effetti economici della sentenza di risarcimento disposta dal giudice

Schiarita all'Asl: per i 25 precari  c'è la revoca del licenziamento

di Maria Rosaria Gigante

TARANTO - Si sblocca la questione dei 25 precari della sanità che hanno rischiato di veder interrotto il proprio rapporto di lavoro a tempo determinato in molti casi in scadenza a dicembre 2018. Il direttore generale dell’Asl, Stefano Rossi, ritirerà i provvedimenti di cessazione dei rapporti di lavoro indirizzati al personale interessato alle sentenze del giudice del lavoro, il quale ha dichiarato illegittimo il rapporto in proroga anche oltre i previsti 36 mesi ed ha condannato l’Asl ad un risarcimento dei danni, in genere quantificato in cinque mensilità. Ma i lavoratori dovranno rinunciare agli effetti economici di quelle sentenze mentre i sindacati si impegnano ad agevolare l’eliminazione di tutto il contenzioso giudiziario sulla stessa materia.

Sarà comunque una conciliazione in programma la prossima settimana a definire ogni aspetto della questione. Intanto, alla disponibilità del dg Rossi a soprassedere all’esecuzione dei provvedimenti disposti nei giorni scorsi, in qualche modo sembra aver fatto da sostegno ieri mattina la comunicazione del direttore del Dipartimento regionale di promozione della Salute, Giancarlo Ruscitti. Che ha ricordato a tutti i direttori generali della Puglia che dovranno essere prorogati i contratti di lavoro a tempo determinato del personale in possesso dei requisiti per la stabilizzazione. Ed ora il caso Taranto potrebbe fare da apripista in Puglia. Se i 25 precari tarantini sono stati i primi a fare ricorso al giudice (numerosi altri erano pronti a farlo), nelle altre province ci si stava altrettanto organizzando. Ora sarà più facile mantenere in servizio questo personale non fino alla scadenza dei loro contratti ma fino alla loro stabilizzazione (esplicitamente in riferimento al decreto Madìa) che potrebbe andare anche oltre dicembre 2018.

E’ stata, dunque, sostanzialmente accolta dai sindacati e dai lavoratori - che ieri erano sotto la direzione generale dell’Asl mentre era in corso il vertice al quale hanno partecipato i segretari regionali e provinciali Cgil Cisl e Uil, e i consiglieri regionali Cosimo Borraccino (Sinistra Italiana), Donato Pentassuglia (Pd) e Renato Perrini (Direzione Italia) - la proposta che l’Asl aveva comunque espresso nei giorni scorsi: il mantenimento in servizio a condizione che i lavoratori rinunciassero agli effetti della sentenza, ossia il pagamento del riconoscimento del danno (l’Asl si accollerebbe le spese legali sostenute dai 25 lavoratori). Una condizione di danno riconosciuto - questo il ragionamento alla base della decisione di sospensione da parte dell’Asl - che non poteva evidentemente essere più mantenuta in essere. Ma a Rossi che l’aveva avanzata era stato obiettato che le modalità adottate avevano avuto tutta l’aria della ritorsione. Tant’è che, oltre ai sindacati, anche i consiglieri regionali avevano protestato e garantito poi ieri la loro presenza alla trattativa all’Asl.

«Pensiamo che sia un discreto accordo - ha dichiarato Cosimo Borraccino - in quanto finalmente a quei lavoratori, che avevano fatto ricorso non certo per avere le cinque mensilità arretrate ma per vedersi riconoscere il diritto alla stabilizzazione avendo lavorato oltre 36 mesi in pianta stabile presso la pubblica amministrazione, viene riconosciuto il diritto richiesto. Si procederà mettendo nero su bianco, scrivendo così una bella pagina di politica, all'insegna dei diritti dei lavoratori». D’accordo anche il consigliere Perrini: «E’ un accordo valido, perché ci sono degli impegni ben precisi che vanno nella direzione della salvaguardia del lavoro. Difendere il lavoratore di una struttura sanitaria vuol dire difendere anche il cittadino-utente di quella struttura, difendere il suo diritto ad avere personale preparato e messo nelle condizioni di operare con serenità. Abbiamo scritto una pagina di buona politica».

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