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Sabato 18 Novembre 2017 | 00:16

nata nel rione «Tamburi»

«Mousiké», l'inno alla vita
della giovane orchestra

«Mousiké», l'inno alla vita della giovane orchestra

ALESSANDRO SALVATORE

Nell’antica Grecia i giovani venivano educati con la mousiké. Era l’insieme delle arti presiedute dalle muse. Dall’altroieri sera Mousiké è la piccola orchestra dell’istituto comprensivo «Vico-De Carolis» composta da novanta alunni, con cinquanta coristi e quaranta strumentisti. Di fatto è la prima giovane formazione musicale del quartiere Tamburi di Taranto. L’ensemble ha tenuto il suo primo concerto l’altroieri sera alla parrocchia di San Francesco De Geronimo. A dirigerla, su un repertorio classico e contemporaneo (da Beethoven all’ultimo vincitore di Sanremo Gabbani), il maestro Antonio Ricciardi. È lui il coordinatore del corpo docente proveniente dall’Istituto «Paisiello» che «in soli tre mesi di lavoro extrascolastico ha ricavato da questi piccoli musicisti alle prime armi effetti sorprendenti» dice alla «Gazzetta» il maestro Ricciardi.

La meraviglia artistica rappresenta uno dei primi risultati tangibili di «A Tamburi Battenti», l’iniziativa promossa dalla confraternita Maria Santissima della Scala e finanziata con il bando «Ambiente è Sviluppo», attraverso Fondazione con il Sud. Tale progetto si inserisce nell’azione denominata «I Tamburi di Taranto» che, da settembre, in collaborazione con la Caritas Christi di Massafra, prevede l’attivazione nella scuola di percorsi laboratoriali volti alla costruzione di strumenti a percussione costruiti con rifiuti e materiale di scarto. A guidare il progetto sarà l’artista «green» Maurizio Capone, che vanta collaborazioni importanti, come Pino Daniele e Avion Travel.

«Si tratta di un nuovo disegno educativo a costo zero avviato nella nostra scuola nel solco del metodo Abreu, che garantisce l’accesso alla musica come diritto democratico. In questo caso l’arte diventa veicolo per il rispetto del territorio in un quartiere in cui gli alunni vivono la questione ambientale con incoscienza» evidenzia Elisabetta Scalera. La dirigente dell’istituto comprensivo «Vico-De Carolis» considera «Mousiké» un progetto «sociale, con la sua dimensione aggregativa, che vede la scuola svolgere un ruolo di responsabilità, viste le problematiche vissute nel quartiere. I bambini - sottolinea Scalera - mostrano un livello umano ed intellettivo straordinario. La partecipazione al laboratorio musicale ha tirato fuori dei talenti. Parliamo di alunni sani, che vanno dalla terza elementare alla seconda media. Questo è un risultato di eccellenza, che accosto al trend del 25 per cento di coloro che, dopo le scuole medie ai Tamburi, decidono di formarsi al liceo».

Mousikè è la voce del riscatto sociale. Il grido di un quartiere che non si sente «ghetto», che spesso è l’etichetta attaccatale a causa dei confini con il siderurgico che inquina. «Qual sarà il futuro dei nostri figli? Pensiamo prima al loro presente, qui ai Tamburi è indispensabile godere dei servizi, che mancano. Servizi fondamentali per vivere e migliorare l’educazione dei nostri piccoli» evidenzia Iacopo Medici, uno dei padri dei musicisti novizi. Come Giovanna Boccuni, rappresentante dei genitori dell’istituto «Vico-De Carolis», che parla di «un’esperienza formativa straordinaria. La musica è uno stimolo per i nostri figli alunni, che si sono impegnati con passione in questo progetto». L’arte come forma di educazione alla vita, secondo una mamma di sei figli allevati al quartiere delle polveri rosse. È Giovanna Pandolfi, che si dice orgogliosa di essere nata a Napoli, «perché qui spuntarono i primi conservatori di musica, che può essere una medicina per la malattia sociale».

Per fine anno Mouiské conta di diventare un’orchestra itinerante. «Porteremo oltre i Tamburi i suoni della gente, che sono gemiti di vita» commenta il direttore Ricciardi. Sotto la sua bacchetta («spesso severa per fini educativi») 14 violini, 5 violoncelli, 4 trombe, 2 eufoni, 3 sax, 6 clarinetti. Sono gli strumenti che sommati alle voci hanno generato Mousiké. Una delle trecento orchestre giovanili, fatta da novanta sui 250mila tra bambini e ragazzi del mondo che hanno imparato a suonare con il «sistema pubblico musicale» inventato dal venezuelano Josè Antonio Abreu. Una resurrezione sociale, che ora parla anche la lingua del rione Tamburi.

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