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Domenica 19 Novembre 2017 | 15:21

Dopo sentenza del Tar

Taranto, direttore MarTa
«salvata» da emendamento

A poche ore dalla sentenza del Tar che ha di fatto lasciato acefali 5 grandi musei - Taranto, Napoli, Reggio Calabria, Mantova e Modena

Eva degli Innocenti

Eva degli Innocenti

A poche ore dalla sentenza del Tar che ha bocciato cinque nomine a direttore di museo del ministro Dario Franceschini e che ha di fatto lasciato acefali 5 grandi musei - Taranto, Napoli, Reggio Calabria, Mantova e Modena (quello di Paestum si è «salvato» per un’anomalia procedurale) - arriva nella manovrina un emendamento all’articolo 22, che sarà votato lunedì, che supera la sentenza del tribunale amministrativo e permette ai direttori coinvolti di tornare al loro posto, dove al momento sono già al lavoro dei supplenti ad interim.
L’emendamento, depositato dal relatore del Pd Mauro Guerra, prevede che «nella procedura di selezione pubblica internazionale» non si applichino i limiti previsti dalle norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze della P.A., che impediscono ai cittadini Ue di accedere a posti che implichino «esercizio diretto o indiretto dei poteri ovvero non attengono alla tutela dell’interesse nazionale».
Immediata reazione di M5S che accusa il Governo di «forzatura gravissima» mentre il Pd accusa i pentastellati di «non tenere conto della meritocrazia».
In particolare per M5S «Il governo di notte, quasi alla chetichella, ha infilato nella manovrina una norma che, agendo retroattivamente, aggira il limite di accesso alla P.A. a persone senza cittadinanza italiana, limite richiamato dal Tar nella sua sentenza. Così facendo il Pd e Franceschini, chiaro ispiratore di questo emendamento, ancora una volta hanno dimostrato di sentirsi al di sopra della legge e insofferenti nei confronti della giustizia quando questa non va nella direzione a loro gradita».
Controbatte il deputato Pd Roberto Rampi: «I direttori dei musei italiani gestiscono un patrimonio che appartiene non all’Italia ma al mondo intero, ed è per questo giusto che a occuparsene siano le persone più brave del mondo. Se i Cinquestelle, alla meritocrazia, preferiscono logiche diverse, lo dicano».

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