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Mercoledì 23 Agosto 2017 | 06:17

In caso di incandidabilità

Elezioni, il piano «B»
di Cito passa per il figlio

L'ex sindaco e deputato, leader di At6 ha un programma alternativo per le amministrative tarantine

Elezioni, il piano «B»di Cito passa per il figlio

FABIO VENERE
Il «piano B» di Giancarlo Cito nasce e si alimenta all’interno della famiglia. Se Giancarlo, leader del movimento AT6, non potesse candidarsi alla carica di sindaco, molto probabilmente, toccherebbe al figlio Mario scendere in campo. Sarebbe la quarta volta per il consigliere comunale uscente, già in lizza alle comunali del 2000, a quelle del 2007 ed alle ultime elezioni amministrative, quelle del 2012 in cui finì al ballottaggio con il 18 per cento dei voti. Secondo turno che, invece, sfiorò per una manciata di preferenze alle elezioni del 2007. Mario, del resto, sarebbe la scelta naturale per Giancarlo. La più immediata. Rappresenterebbe una sorta di continuità con l’ex deputato ed ex sindaco. Ha ovviamente lo stesso cognome e questo agevola chi, così come sta già facendo AT6, ha affisso per le strade della città i manifesti elettorali su cui campeggia il cognome. Cito appunto. E poi, sempre nel caso in cui questo piano B si attuasse davvero, c’è un elemento che ha un peso specifico maggiore. Che ruota attorno alla fiducia. Giancarlo Cito, anche in virtù di precedenti esperienze, non ha una grandiosa fiducia nel prossimo. O meglio, fatte le dovute eccezioni, le volte che il candidato sindaco (o presidente) non è stato espressione diretta di AT6 qualche problema di... convivenza c’è stato.

Eppure, sempre nel piano B, nelle settimane scorse, aveva trovato piena cittadinanza l’ipotesi che vedeva Giancarlo Cito alleato della coalizione in via di formazione che potrebbe mettere insieme Direzione Italia, Noi con Salvini e il movimento civico «La Scelta» a sostegno di Floriana de Gennaro. In realtà, la possibilità esisterebbe ancora ed a fare da canale di collegamento ci sarebbe il deputato «fittiano», Gianfranco Chiarelli. L’esponente di «DI», infatti, ha sempre avuto buoni rapporti con il massimo rappresentante di Antenna Taranto Sei. E questo aiuta. Ma potrebbe non bastare. Del resto, pur non dando credito ad alcuni sondaggi o presunti tali circolati in questi giorni, è indubbio che Cito abbia ancora un seguito in città. È, al momento, difficilmente quantificabile, non facilmente prevedibile ma esiste. Ed allora, per quale motivo AT6 dovrebbe cedere la postazione di candidato sindaco a chi ha un peso specifico, sulla carta, sicuramente inferiore?

Naturalmente, esiste poi un piano A. Anzi, il piano A. Che passa invece dall’ipotesi che la Corte d’Appello accenda il «semaforo verde» al ricorso presentato, già tre settimane fa, dai legali di Giancarlo Cito. Nel testo, infatti, si chiede alla Magistratura di non ostacolare la candidabilità del leader di AT6. Certo, nel caso in cui fosse in campo Giancarlo Cito, le previsioni della vigilia andrebbero (sensibilmente) riviste.
Intanto piano «A» o piano «B» che sia, nel quartier generale si lavora alla formazione della lista per il rinnovo del Consiglio comunale. Tra i candidati consiglieri, ci sarà il figlio Mario (nel caso in cui, ovviamente, non fosse lui stesso candidato sindaco); la figlia Antonella, ex consigliera provinciale; Lucia Scialpi, ex consigliera comunale e provinciale; l’ex consigliere comunale Salvatore Ranieri, Franco Vitanza (che tornerebbe alla base) ed Angelo Micoli, «fedelissimo» di Giancarlo. Con il leader di AT6 è quello che vanta la conoscenza più datata. Risale al ‘69, ai tempi di «Giovane Italia», organizzazione giovanile poi confluita nel Fronte della Gioventù (Msi). Insieme tentarono alle comunali del 1980 l’esperimento con la lista «Taranto nostra». Fallì ma quella fu un’altra storia. Poi venne AT6. E le urne si riempirono.

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