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Sabato 25 Novembre 2017 | 03:10

ogni anno nel post pasquetta

Laterza in pellegrinaggio
alla Madonna delle Grazie

madonna delle grazie a Laterza

di FRANCESCO ROMANO

LATERZA - C’è una pasquetta-bis nella primavera che a Laterza chiama, con la Pasqua, a «vita nuova». È oggi, e riprende respiro e cadenza nel viaggio antico dei laertini fra il centro abitato e Santa Maria della Grazia, la cinquecentesca chiesetta che con il suo piccolo campanile a vela spunta nella piana di contrada Candelora, sulla provinciale verso Santeramo in Colle. Si svolge infatti ininterrottamente, con le stesse movenze di sempre, in onore della Madonna delle Grazie, la visita al luogo sacro reso semipogeico per volontà di Violanta di Capua, vedova di Giovan Battista d’Azzia, marchese di Laterza, con la costruzione del fabbricato esterno «lamiato» negli anni immediatamente precedenti il 1608, ai tempi in cui il borgo era raccolto tra le antiche mura e la gravina.

Fino a non molti anni fa, la festa segnava il passaggio dai rigori dell’inverno e dalle privazioni della quaresima, quando l’incertezza dei raccolti e l’avvicendarsi delle stagioni scandivano la quotidianità in divenire: fede e propiziazione, sacro e profano insieme, segni indelebili di vita contadina vissuta costantemente, e rispettosamente, con lo sguardo rivolto al cielo. «Fino a mezzogiorno è il periodo cristiano, nel pomeriggio poi è festa pagana» scrive Luigi Galli in Storia di Laterza (1941). E più avanti: «Ora e da tempo il popolo nel pomeriggio, chi a piedi la maggior parte, chi con veicoli in lunghe teorie va alla chiesetta, scende giù, se gli pare, a fare breve orazione e poi si sparge per tutto il prato antistante a le colline circostanti, adornati di timo e di lentisco, a bivaccare mangiando, bevendo con pieno godimento».
Festa da «attraversare» a piedi ancora oggi, in un andirivieni lungo un intero giorno, tra il paese e la Candelora: santa messa mattutina, poi pranzo sull’erba, tra fornelli e punti ristoro, concerti bandistici e bancarelle. Bambini in altalena. Mentre incessante scorre il lento saliscendi nella cripta, con sosta davanti al «dittico» (la Madonna delle Grazie e la Mater Domini) affrescato alle spalle dell’altare. E al tramonto, in processione, la Madonna delle Grazie farà ritorno in paese, nella chiesa di santa Filomena, in piazza centrale. Anch’essa in attesa, sul finire del giorno infinito.

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