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Sabato 18 Novembre 2017 | 17:02

salute da difendere

«Oncologi pediatri, pronti
anche a prenderli dall'esterno»

Il direttore generale Rossi: sinergie con altri centri se il bando Asl andrà deserto

 «Oncologi pediatri, pronti anche a prenderli dall'esterno»

di Maria Rosaria Gigante

Scaduto l’altro ieri il termine previsto dal bando con cui l’Asl ha cercato di reclutare - così come previsto dalla delibera n. 563 del 14 marzo scorso - due medici con esperienza nel settore oncologico pediatrico. Era la risposta alla raccolta di fondi avviata - con la vendita della maglietta con l’ormai celebre frase “ie jesche pacce pe te” - dall’associazione «Arcobaleno nel Cuore» e notoriamente sponsorizzata da Nadia Toffa, giornalista de «Le Iene». Ben 337.905 gli euro raccolti a metà marzo, ma ora sono già tanti di più. Dovranno servire a curare qui i bambini di Taranto affetti da tumore. Ora occorrerà attendere che eventuali risposte al bando dell’Asl, inviate entro la data di scadenza prevista, giungano a destinazione. Purtroppo, però, al momento, incrociando le dita nell’auspicio che ci siano stati ritardatari, il bando sembrerebbe esser andato deserto. E’ la conferma della carenza di specialisti, soprattutto poi in alcuna branche della medicina, già più volte denunciata. In assenza di richieste, però, si procederà diversamente.

«Cercheremo di reclutare comunque del personale. Probabilmente creeremo una sinergia con altri, magari realizzando lo spoke di qualche centro importante», afferma il direttore generale dell’Asl, Stefano Rossi. Decisamente intenzionato a mantener fede alla volontà di migliaia di sostenitori della raccolta fondi il cui simbolo è, appunto, la t-shirt nero-fucsia.

Intanto, ieri in visita a Manduria, Ginosa, Castellaneta, Grottaglie, per uno scambio di auguri con il personale lì in servizio, Rossi coglie l’occasione per lanciare ipotesi organizzative. «A Taranto soffriamo i disagi legati alla disponibilità di spazi risicatissimi contendendoci quasi i centimetri quadrati - dice -. In provincia, invece, soprattutto nella zona occidentale, abbiamo una ipertrofia di metri quadrati che andrebbero meglio valorizzati. Occorrerebbe certo un cambio culturale che preveda, ad esempio, lo spostamento, all’interno di strutture distrettuali come quella visitata oggi (ieri - ndr) a Ginosa, di medici di Medicina generale, un po’ come è stato fatto a Massafra. Ritengo, infatti, sia quello il modello su cui confrontarsi e da sviluppare. Speriamo di riuscire a convincere i medici di medicina generale ad uscire fuori dal proprio studio per trasferirsi qui dove ci sono spazi ampi e confortevoli. Certo, esistono anche problemi di natura logistica, nel senso che la struttura di Ginosa, ad esempio, non è proprio nel centro del paese. Ma purtroppo questa è l’edilizia esistente e dobbiamo fare in modo di valorizzarla».

Anche il sovraffollamento, soprattutto di alcuni reparti ospedalieri, come la Medicina, sollecita però alcune considerazioni: «Occorrerebbe anche una migliore sinergia con le strutture private - dice Rossi -. I nostri posti letto, infatti, vengono letti al ministero sia come pubblico che come privato accreditato. E quindi andrebbero tutti messi a fattor comune delle esigenze dell’intera collettività. Invece, nel pubblico si continua ad essere sovraccaricati dall’iperafflusso della grossa mole di attività e dall’urgenza, mentre il privato continua a mantenere un’attività di elezione, sicuramente più agevole da gestire».

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