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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 14:11

Identificati gli autori

Attentato al sindaco di Sava
«Una vendetta per un appalto»

I fatti avvennero quattro anni fa. La mente dell'avvertimento il gestore di una cooperativa

Attentato al sindaco di Sava«Una vendetta per un appalto»

FRANCESCO CASULA

Sarebbe stata la mancata concessione di una proroga alla gestione dei servizi cimiteriali il movente dell’atto intimidatorio avvenuto il 16 aprile 2013 contro il sindaco di Sava, Dario Iaia. È quanto emerge dalle indagini condotte dai carabinieri del Reparto Operativo di Taranto che dopo l’incendio delle due auto del primo cittadino hanno dato il via a un’attività investigativa che si è chiusa nei giorni con l’avviso di conclusione delle indagini firmato dal pubblico ministero Ida Perrone. Secondo l’accusa il responsabile dell’attentato incendiario che distrusse le auto, il garage dov’erano custodite e parte del solaio dell’edificio, è Fernando Antonio D’ambrogio, 54enne residente a Torricella e ritenuto il «gestore di fatto» della cooperativa «Aurora» che in quel periodo gestiva i servizi nel cimitero nel comune messapico. Secondo gli investigatori la decisione del sindaco Iaia di indire una nuova gara d’appalto e non prorogare il servizio in concessione all’Aurora avrebbe scatenato la reazione di D’Ambrogio contro il primo cittadino.

Il grave fatto avvenne nella notte tra il 16 e il 17 aprile a Lizzano dove il primo cittadino di Sava vive insieme alla famiglia. I carabinieri che intervennero immediatamente sul luogo ricostruirono la dinamica sostenendo che l’autore dell’intimidazione, dopo essere entrato nel garage dove erano parcheggiate le auto di famiglia, scardinando il meccanismo elettrico di apertura, avrebbe appiccato il fuoco alla Jaguar e alla Mercedes. Il rogo distrusse le due auto provocando oltre ai danni ingenti ai due veicoli e all’interno del garage, anche danni allo stabile: le fiamme, infatti, fecero crollare la volta dell’edificio. A pochi metri di distanza, l’abitazione della famiglia Iaia che fu allertata subito da alcuni vicini. Un gesto che suscitò clamore e allarme sociale.

Dalle indagini, inoltre, sono emersi altri episodi diventati ipotesi di reato contestate a D’Ambrogio. Come la turbativa d’asta: secondo il pm Perrone, infatti, D’ambrogio «in qualità di gestore di fatto della Cooperativa Aurora» avrebbe «mediante mezzi fraudolenti» turbato il normale svolgimento della gara per l’affidamento dei servizi cimiteriali presentando «una offerta al ribasso al 41 percento». Una offerta che per il magistrato è «assolutamente anomala» perché pari a «poco meno della metà della base d asta»: un valore che per il pm Perrone è «tale da alterare il regolare funzionamento e la libera partecipazione alla gara e idonea a identificare “a priori” l’aggiudicatario della gara stessa».

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