Giovedì 21 Giugno 2018 | 02:54

Il processo

Taranto, truffa delle vernici
all'Arsenale verso prescrizione

Arsenale, i sindacati denunciano«In mensa batteri nelle scamorze»

Truffa, falsità ideologica, frode in pubbliche forniture e ricettazione: l’intervenuta prescrizione sembra destinata a rendere improcedibile le accuse per le quali il 7 dicembre del 2009 il giudice per l’udienza preliminare Pompeo Carriere aveva rinviato a giudizio i legali rappresentanti di 10 ditte che lavorano nell’indotto-Arsenale, accogliendo la richiesta formulata dal sostituto procuratore Vincenzo Petrocelli, al termine delle indagini svolte dai carabinieri del Nil e del Reparto operativo.

Dinanzi al giudice monocratico Fulvia Misserini erano comparsi la tarantina Angela Gigante (Foser srl), Mario Giuseppe Pagano (Maggir sas), di Fiumefreddo di Sicilia, il tarantino Vittorio Pletto (Siples srl), il tarantino Massimo Virtù (cooperativa Albatros), il tarantino Giovanni Magrì (cooperativa Work Service), la tarantina Anna Cecere (cooperativa Andrea Doria), il tarantino Pierino Delli Noci (cooperativa Econavale), il tarantino Francesco Delli Noci (cooperativa Matras), il tarantino Antonio Turi (Sintesi srl), il pulsanese Aldo Schirano (cooperativa Taranto 2000), tutti difesi dagli avvocati Michele Rossetti, Francesco Nevoli, Eligio Curci e Francesco Castronovo. Per i dieci imputati ieri mattina il pubblico ministero ha chiesto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, richiesta alla quale si è associato l’intero collegio di difesa.

Il processo si collocava nell'ambito dell'inchiesta sulle commesse per lavori sul naviglio assegnate dalla Marina Militare nel corso del triennio 2005-2007 e sfociate nel novembre di tre anni fa nel sequestro di un'area di 18.000 metri quadri e nella denuncia di 53 persone. Secondo l'accusa, le aziende coinvolte avrebbe attestato falsamente, in appositi certificati di conformità, la totale consumazione di vernici e solventi occorrenti per la manutenzione del naviglio militare di proprietà dell'ente appaltante - la Marina Militare - occultandone invece le eccedenze all'interno di depositi nella loro disponibilità, per un danno stimato di circa 600 mila euro.

L’8 marzo del 2006, un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari fu notificata ai titolari di due aziende con l’accusa di ricettazione. I provvedimenti restrittivi furono poi annullati dal Tribunale del Riesame per mancanza di gravi indizi il 30 marzo dello stesso anno. I carabinieri del Nil e i funzionari dell’Ispettorato del Lavoro sequestrarono un locale, nella zona di Porta Napoli, al quartiere «Tamburi», all’interno del quale erano stati depositati 2000 chili di vernice antivegetativa per navi militari, di proprietà della Marina, e due pompe mescolatrici, anch’esse di proprietà delle Forze Armate (del valore di 5-6 mila euro).

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