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Sabato 18 Novembre 2017 | 20:44

Il delitto di Pulsano

Omicidio Galeandro
indagati fanno scena muta

Omicidio Galeandroindagati fanno scena muta

MIMMO MAZZA

Giaquinto respinge tutte le accuse, Caldararo e Serafino preferiscono avvalersi della facoltà di non rispondere. È questo l’esito dei primi interrogatori di garanzia delle sei persone arrestate l’altra mattina dai Carabinieri del Reparto operativo in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, Vilma Gilli, su richiesta del sostituto procuratore Antonella De Luca.

L’inchiesta è quella relativa all’omicidio di Francesco Galeandro, pregiudicato 47enne ucciso in un agguato il 22 luglio del 2016 in una stradina alla periferia di Pulsano. Un omicidio compiuto con colpi di pistola e di kalashnikov dopo un’articolata fase organizzativa condotta seconda l’accusa in maniera militare. I provvedimenti restrittivi sono stati notificati a Giuliano Parisi, 36enne di Francavilla Fontana; Antonio Serafino, 73enne di Pulsano; Giuseppe Giacquinto, 28enne di Pulsano, e Vincenzo Caldararo, 46enne di Crispiano. Ieri mattina dinanzi al gip Gilli sono comparsi Giuseppe Giaquinto, difeso dall’avvocato Angelo Casa, Antonio Serafino, assistito dall’avvocato Gaetano Vitale, e Vincenzo Caldararo difeso dall’avvocato Ignazio Dragone. Saranno interrogati per rogatori nei prossimi giorni Giovanni e Andrea Rizzo, di 49 e 27 anni, padre e figlio, nati a Taviano (Lecce), entrambi sottoposti agli arresti domiciliari. Parisi avrebbe fatto parte, con Vito Nicola Mandrillo (già arrestato il 27 settembre scorso e le cui dichiarazioni hanno consentito agli inquirenti di fare piena luce sulla vicenda) del «gruppo di fuoco» che portò a termine l'agguato mortale. Ma di concorso in omicidio - con premeditazione e per motivi abietti - rispondono anche Maurizio Agosta (anche lui arrestato nel settembre scorso), Giacquinto, Caldararo e Serafino. In particolare, Agosta sarebbe stato ideatore, mandante e finanziatore dell’omicidio voluto per il controllo criminale di Pulsano.

Secondo la tesi degli inquirenti, l’uomo, in concorso con gli altri, avrebbe proceduto a organizzare il delitto con sopralluoghi e summit riservati, fornendo ai killer le armi utilizzate per l’omicidio, dagli stessi detenute e trasportate. Galeandro, è la tesi degli investigatori, era diventato una «figura scomoda», confermata dalle dichiarazioni rese da Mandrillo nel corso di tre colloqui avuti con il pubblico ministero De Luca, nella spartizione degli affari illeciti derivanti dallo spaccio di sostanze stupefacenti a Pulsano e nei comuni limitrofi. Giovanni e Andrea Rizzo sono accusati di aver aiutato i due sicari Mandrillo e Parisi a sottrarsi alle indagini. Nello specifico, avrebbero offerto ospitalità ai due killer, nella loro abitazione di Taviano, allo scopo di evitare accertamenti tecnici che avrebbero evidenziato le tracce di polvere da sparo. A settembre fu arrestato anche Giovanni Pernorio, quale favoreggiatore e custode delle armi.
Galeandro venne assassinato con una pistola calibro 9x21 e un Kalashnikov mentre rientrava a casa a bordo della sua Smart.

La vettura venne crivellata di proiettili. L’uomo cercò di sfuggire ai sicari uscendo dalla macchina e rifugiandosi in un terreno, ma fu raggiunto e finito sempre con colpi di arma da fuoco.
Stando a quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, Agosta avrebbe deciso di non partecipare direttamente alle fasi esecutive del delitto perché i sospetti degli inquirenti sarebbero immediatamente ricaduti su di lui, preferendo rivolgersi a Caldararo, residente a Crispiano e dunque per questo fatto «insospettabile», persona affidale perché in passato avrebbe commesso con Agosta vari reati. Caldararo però poi si sarebbe tirato fuori, partecipando soltanto ad alcuni incontri preliminari e il suo posto viene preso da Giuliano Parisi, anch’egli non pulsanese.

Le fasi del delitto sarebbero state pianificate sulla spiaggia, a marina di Pulsano, dove gli indagati si sarebbero recati più volte, avendo sempre cura di lasciare i cellulari nelle rispettive automobili per avere la certezza di non essere intercettati.
Nei prossimi giorni l’avvocato Ignazio Dragone per conto di Vincenzo Caldararo presenterà ricorso al Tribunale del Riesame.

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