Lunedì 23 Luglio 2018 | 07:47

cultura

La storica libreria Mandese
nel cuore dei tarantini

lo spazio di infiniti ricordi Nicola Mandese: peccato non aver potuto ospitare la mia amatissima Matilde Serao

La storica libreria Mandese nel cuore dei tarantini

di Arturo Guastella

«Senza ragione non è se tra gli uomini vige il detto che gli Dei non possono dare a tutti, tutto». Questo epigramma di Antipatro di Sidone, un poeta ellenistico del III secolo a.C., riportato nell’Antologia Palatina, a significare di come i Numi, spesso, compensino le fattezze carenti, con l’intelligenza o, più spesso ancora, con la bontà d’animo. Così, a lui, a Nicola Mandese, cui hanno assegnato un fisico da «Elfo», lo hanno compensato con un invidiabile spirito di sopportazione e con una incredibile bonomia. Ha sempre un sorriso, Nicola, per quelli che entrano nella sua libreria, in via D’Aquino e una raffinata gentilezza che non solo mette a proprio agio gli avventori, ma li fa sentire in colpa se non riescono a trovare il libro per cui sono entrati.

Una libreria «storica», la sua, che insieme alle altre quarantaquattro sparse per la penisola, costituisce un approdo per chi di libri si nutre ed è impregnato e che in essi, non raramente, trova conforto agli affanni che lo affliggono. Per il vostro cronista, poi, la disponibilità del nostro libraio nel concedersi fiducioso alle sue domande, quasi sempre maliziose, diventa imbarazzante, quando esse, le domande, scivolano sul privato, per cui, basta il suo sorriso triste, a commento di una particolarmente pervasiva della sua sfera intima, a farlo pentire della sua indiscrezione. Così, quando gli chiedo se ha mai avuto un amore, abbasso gli occhi sul taccuino, ritenendo, io stesso, come certe domande non meritino risposta. «Eva», sussurra, invece, a mezza voce, perdendosi nel vortice dei ricordi.

E chi scrive, con lui, nell’inseguire con la fantasia quella ragazza che ha fatto palpitare il cuore di Nicola, immaginandola con una camicetta vaporosa, gli occhi ridenti e una cascata di capelli ricci. Per fortuna, l’imbarazzo scivola via con l’immancabile caffè che il nostro interlocutore ha voluto offrire, ed allora ripercorriamo il sentiero della sua vita, che coincide perfettamente con quello della sua libreria e dove le pietre miliari sono, naturalmente, i libri.

Ma quello dei Mandese non è associato solo alle due librerie (l’altra è in viale Liguria), ma anche all’omonima, benemerita casa editrice, fondata dal nonno Nicola. Ed ecco, allora una domanda che da anni ha assillato il vostro cronista. «Come mai, un famoso archeologo, cattedratico alla Sorbona, il parigino Pierre Wuilleumier, ha scelto proprio la vostra casa editrice, per pubblicare, nel lontano 1939, il suo Taranto: dalle origini alla conquista romana, che costituisce, tuttora, un libro di eccezionale valore storico e documentaristico, tale da non poter mancare nella biblioteca di quasi tutti gli archeologi e gli storici di mezza Europa»?

«In realtà – risponde- da quello che ricordo, per averlo sentito dire in famiglia, questo libro vide una coedizione: la nostra e quella della casa editrice De Boccard, di Parigi». «Mio nonno Nicola – si inorgoglisce- ma anche mio padre Antonio, pur vivendo a Taranto (erano, però, originari di Nola), avevano mantenuto contatti anche al Nord, tanto che il famoso dizionario Melzi, fu una coedizione fra la Garzanti e la Mandese». Preferisce, tuttavia, glissare sulle decine di altre pubblicazioni, tutte di raffinata eleganza, per tornare alla sua amata libreria sulla «Via dei Lumi» tarantina, e di come essa abbia ospitato, nel tempo, scrittori come Riccardo Bacchelli, Giorgio Bassani, Carlo Cassola, Natalia Ginzburg, il premio Nobel per la letteratura, Salvatore Quasimodo…

«Non ha potuto ospitare la mia amatissima Matilde Serao – si commuove- moglie del direttore e fondatore del Mattino di Napoli, Edoardo Scarfoglio, perché era scomparsa da tempo, ma è come se l’avessi incontrata di persona quando ho potuto visitare, a Napoli, la sua stanza e i suoi cimeli al giornale dove aveva lavorato e contribuito a fondare, e dove aveva scritto i suoi articoli e i suoi libri... Il poeta e medico tarantino, però, Michele Pierri, era di casa nella nostra libreria, come pure la sua compagna, la poetessa Alda Merini, ed anche il poeta Rafael Alberti, che ha voluto lasciarmi un ricordo: il disegno di una colomba, fatto proprio davanti ai miei occhi».

E, chiude gli occhi, Nicola Mandese, quasi a voler rivivere quei ricordi, accantonando, per un attimo le angustie che potrebbero portare anche alla chiusura della sua libreria, come è già purtroppo avvenuto in molte città italiane. Non è solo, però, a condurre questa battaglia per la sopravvivenza. Lo affiancano i fratelli Raffaele, Gianfranco e Giulia, mentre Stefano, è uscito dalle «pagine», preferendo fare il medico oncologo. E, anche la nipote Olga, che ha preso il nome della nonna, che lo guarda amorevole, quando lo vede spostarsi a fatica per un intervento mal riuscito all’anca e che ha ereditato il suo stesso mitissimo sorriso. Non si spiega, Nicola, del perché il vostro cronista abbia scelto proprio lui per annoiare ciclicamente i suoi sparuti lettori: non si ritiene un personaggio. Ma è proprio qui che si sbaglia. «La portata dell’azione o la notorietà dell’uomo è irrilevante – scriveva- Asclepiade- in quanto il granello d’incenso del povero è gradito al Dio più dell’ecatombe del ricco…». E il turibolo di Nicola Mandese ha effuso e continua a farlo, nuvole di incenso.

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