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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 17:23

via salinella

Taranto, la protesta delle famiglie
«La casa ai migranti e a noi niente»

vana sinora la mediazione Via Salinella, ore di tensione, le famiglie non sgomberano l'immobile occupato

Taranto, la protesta delle famiglie«La casa ai migranti e a noi niente»

Pamela Giufrè

Un pomeriggio di tensione, di rabbia, di esasperazione. Via Salinella alla Bestat diviene teatro di disagio sociale, povertà, mancanza di lavoro, ma anche di tentativi di speculare sul bisogno. In un immobile prospiciente l’ex mercato rionale e giù in strada, ci sono decine di persone che quello stesso immobile hanno occupato chiedendo una casa per le loro famiglie e protestando per l’arrivo dei migranti. A fronteggiarle, un cordone di poliziotti, carabinieri e vigili urbani. Tutt’attorno strade sbarrate dalle transenne, traffico interrotto, cassonetti messi di traverso. Non avvengono incidenti ma si avverte subito un clima pesante. Lo si respira. Da quell’immobile, di proprietà privata, che una cinquantina di persone aveva occupato giovedì sera - quando si era ulteriormente diffusa la notizia del prossimo arrivo dei migranti, ospiti di una cooperativa di accoglienza ed assistenza -, si deve sgomberare. Il palazzo è privato, per giunta è anche in condizioni non abitabili perchè abbandonato da tempo, e l’occupazione effettuata, pur segnata dal bisogno, è del tutto abusiva. Lo dicono le forze di polizia e lo rammenta anche il vice sindaco, Lucio Lonoce, che arriva sul posto. Il proprietario ha infatti sporto denuncia per far liberare il palazzo e per strada blocchi di tufi indicano che gli accessi dell’edificio devono essere murati per evitare nuove incursioni. Si diffonde la voce di un’ordinanza finalizzata a chiudere lo stabile ma non c’è alcun provvedimento del genere, nè dalla Prefettura, nè del Comune. Sarebbe stato invece il privato stesso a decidere di murare gli accessi una volta tornato in possesso del suo edificio.

Trascorrono ore convulse, si inaspriscono le proteste, aumentano le richieste di aiuto, e alla fine la situazione un poco si stempera. Non cessa però l’occupazione. In serata le famiglie erano ancora lì. Nel palazzo di via Salinella. Anche se a più di qualcuno è sorto un dubbio, ovvero che è impossibile che un numero così significativo di persone sia stato sinora per strada e non abbia una sua dimora.

«Parlando con i cittadini - afferma l’assessore alle Politiche abitative e ai servizi sociali, Gionatan Scasciamacchia - ho appreso che non tutti i manifestanti sono in condizioni di emergenza tali da richiedere l’intervento del Comune. In ogni caso, ho ricordato loro che qualora ci fossero situazioni particolari di disagio economico, possono rivolgersi a noi».

Quella delle case che è un’emergenza sempre più diffusa in città ed è direttamente proporzionale alla mancanza di lavoro. Sono infatti in aumento morosità e sfratti esecutivi. Per questo il Comune di Taranto eroga un contributo abitativo di 300 euro per sostenere i cittadini nelle spese di fitto. Il contributo vale per tre anni. Dopodiché gli inquilini devono provvedere a versare autonomamente il canone. «Sono noti a tutti - ricorda Scasciamacchia - i nostri continui appelli ai proprietari di immobili della città al fine di riuscire a reperire appartamenti sfitti che i privati potrebbero mettere a disposizione degli aventi diritto al contributo abitativo. Non è però sempre facile riuscire a trovare disponibilità. I proprietari temono che, esaurito il termine, gli inquilini smettano di pagare il fitto. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo proposto una delibera di giunta, in attesa di essere approvata dal Consiglio comunale, relativa alla possibilità di estendere il contributo da 3 a 5 anni. Perciò faccio appello alla sensibilità di tutti i consiglieri: la delibera potrebbe essere modificata secondo i loro suggerimenti, ma è urgente e necessario approvarla».

Intanto l’assessore aveva già avuto modo nei mesi scorsi di confrontarsi con il proprietario dello stabile di via Salinella: «L’ho contattato per proporgli di sistemare in questi appartamenti i cittadini aventi diritto al contributo. Lui però chiedeva che i contratti non fossero intestati agli inquilini ma al Comune. Questo, però, non è possibile». Diverso, invece, sarebbe un accordo con una cooperativa di accoglienza per migranti anche se non vi è ancora alcuna ufficialità. «A questo punto però - rileva l’assessore - il Comune non ha più alcun ruolo nella vicenda». «Penso - aggiunge Scasciamacchia che qui dice di parlare da cittadino più che come assessore comunale - che quella di sistemare 300 migranti in via Salinella non sia la soluzione migliore. Il rischio è che si crei un ghetto in un quartiere dove già ci sono realtà complicate. Io stesso sono dell’idea di facilitare l’integrazione dei migranti con la popolazione del posto ma la soluzione non è certo quella di creare caserme».

Il pensiero di Scasciamacchia è largamente condiviso dai residenti della zona. Ieri alla Bestat non si parlava d’altro. I cittadini lamentano il fatto che questa zona, nata per diventare il cuore dell’economia cittadina, oggi sia diventata tutt’altro. E molti sono convinti che con la presenza dei migranti accrescerebbe ulteriormente il degrado. Nel frattempo già si parla anche dell’ex hotel «President» in via Campania: di proprietà della stessa famiglia dello stabile via Salinella, sarebbe pronto a seguirne le sorti. Il sindaco Ezio Stefàno si accinge intanto a scrivere al prefetto Donato Cafagna evidenziando tra l’altro che è un errore pensdi concentrare in determinati punti della città un elevato numero di migranti qualora l’ipotesi delle coop che prendono in fitto questi immobili fosse concreta.

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