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Domenica 19 Novembre 2017 | 20:54

Verso le elezioni

Amministrative a Taranto
centrosinistra cala il poker

Amministrative a Tarantocentrosinistra cala il poker

FABIO VENERE
Il centrosinistra cala il poker sul tavolo. Dopo tre ore di confronto, infatti, sono stati ufficializzati i nomi avanzati da alcuni partiti e movimenti della coalizione. Tra loro, evidentemente, verrà poi individuato il candidato sindaco. Si tratta di: Rinaldo Melucci, proposto dal Partito democratico; Massimo Brandimarte, avanzato da Sds; Pino Lessa, designato dai «Centristi per l’Europa» e, infine, di Fabrizio Nardoni, candidato da «La Puglia in più».

A riunione finita, i telefonini hanno iniziato a squillare. Sono partite le manovre per convincere chi ha indicato un nome a fare un passo indietro e chi, invece, è rimasto in silenzio tra i presenti a sostenere un candidato rispetto ad un altro. I tempi, del resto, sembrano essere particolarmente stretti tant’è che filtra la possibilità che la quadratura del cerchio venga raggiunta entro mercoledì prossimo. Non oltre.

Gli ambasciatori dei vari candidati sono, quindi, all’opera. Solo in questo modo, peraltro, si può sbrogliare una matassa che altrimenti rimarrebbe ingarbugliata. In teoria, ci sarebbero le primarie di coalizione ma questa strada, com’è noto ormai da tempo, sembra chiusa. Anzi, sbarrata.

Tra le personalità proposte, ieri mattina, al «tavolo» del centrosinistra si ha (netta) sensazione che almeno uno abbia già disegnato un altro scenario. Parallelo, se non proprio distinto e distante dal resto della coalizione. Il riferimento è ino Lessa, direttore dell’Aci ed ex consigliere comunale di Forza Italia, che comunque sembra orientato a correre verso Palazzo di Città.
E gli altri? Accetteranno tutti il «verdetto» dell’alleanza? Il movimento di Dario Stefàno, «La Puglia in più», rimarrà nei confini della coalizione anche nel caso in cui la designazione non dovesse ricadere sull’ex assessore regionale all’Agricoltura, Fabrizio Nardoni. Che, peraltro, non sembra avere grandi possibilità di conquistare il maggior numero di consensi nel campo del centrosinistra. Ed allora, con Lessa sui binari di partenza e con Nardoni non proprio spinto dai favori del pronostico, di fatto, resterebbero in lizza solo in due. Ovvero, l’imprenditore portuale, Rinaldo Melucci, indicato dal Pd e l’ex giudice, Massimo Brandimarte, già in campo per il movimento «Sds». Che, in effetti, difficilmente mollerà la presa con cui sta accompagnando la fase iniziale della candidatura dell’ex presidente del Tribunale di Sorveglianza.

Si cercherà un’intesa, dunque. Già, ma come? Per le primarie (ieri nuovamente richieste dal Psi) non c’è più tempo, sentenzia il Pd. E, quindi, come verrà definita una soluzione unitaria? Il tema di una mancanza di criteri è stato posto da Raffaele Brunetti (Primavera Tarantina) che avrebbe chiesto proprio quale metodo seguire, (pare) senza ottenere alcuna risposta.
Ed allora, è facilmente immaginabile che, nelle prossime ore, partiti e movimenti avviino quella rete di contatti e relazioni di cui dispongono cercando di far passare il proprio nome rispetto a quello dell’altro candidato. Vecchie e nuove conoscenze verranno usate per far spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

Tirando una riga, dunque, non hanno avanzato candidature: Udc; Psi; Primavera Tarantina ed Area popolare. E sono probabilmente un terreno fertile per fare campagna elettorale ad uso interno in attesa della prossima riunione.
Intanto, il Pd si gode il suo primo fine settimana di calma apparente. Se otto giorni fa, in assemblea cittadina c’era stato uno scontro aperto tra la (lieve) maggioranza Pelillo - Carrieri e la componente dei Liberdem di Azzaro, ieri il nome proposto (Rinaldo Melucci) certifica la mediazione nella mediazione. Evita lo «strappo». E, di questi tempi, è già qualcosa. Ma ora in casa Dem, si pensa già alle primarie del 30 aprile. E qui, le divisioni sono inevitabili. Fisiologiche.

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