Sabato 21 Luglio 2018 | 09:21

i nodi dell'acciaio

Ilva, il sindacato
sarà informato sulla vendita

Impegno del vice ministro Bellanova nell'incontro sulla «cassa»

TARANTO - «Il viceministro Bellanova ha risposto positivamente alla richiesta preliminare della Fiom Cgil di insediare un tavolo permanente con le organizzazioni sindacali sul processo di vendita dell'Ilva per evitare di trovarsi con la soluzione finale preconfezionata. Bellanova si è resa disponibile ad attivare il tavolo di confronto subito dopo la presentazione delle offerte vincolanti che avverrà il 3 marzo».

Lo annuncia il sindacato metalmeccanici Cgil dopo l'incontro di lunedì sera al ministero dello Sviluppo economico sulla cassa integrazione straordinaria per l'Ilva chiusosi con un aggiornamento alla mattina del 27 febbraio prossimo. «La trattativa al ministero - rammenta la Fiom - si è aperta con la conferma dei 4.984 esuberi, nessuna rotazione per i lavoratori dei reparti tubificio, Riv ed Erw e nessuna disponibilità a trattare sui contratti di solidarietà così come richiesto dalla Fiom. I numeri della cassa, dopo ampia discussione, si sono attestati al momento a 3.800-3.700». La Fiom Cgil fa quindi sapere: «Abbiamo ribadito la nostra contrarietà all'impostazione aziendale, sopratutto in riferimento alle modalità con cui ha avviato la consultazione con le organizzazioni sindacali, ribadendo la necessità di aprire un confronto relativamente non solo ai numeri massimi della cassa, ma anche alla possibilità di una rotazione, consentendo pertanto a tutti di ruotare ed evitando la cassa integrazione a zero ore». La Fiom «si riserva dal dare una valutazione finale dichiarando fin da ora la propria indisponibilità a qualunque ipotesi che precostituisca l'identificazione degli esuberi strutturali».

«Ci siamo aggiornati al 27 febbraio, quindi in prossimità della conclusione dei contratti di solidarietà rinnovati nel 2016, perchè abbiamo due problemi aperti sui quali il confronto di ieri sera al Mise non ha permesso di arrivare ad un'intesa - spiega Rocco Palombella, segretario generale della Uilm -. Un primo problema sono i numeri: considerato anche l'intervento del Governo nel decreto legge Mezzogiorno, ovvero i 24 milioni di euro che consentono di tenere la copertura economica della cassa integrazione al 70 per cento della retribuzione per una platea di 3.500 unità, è evidente che bisogna ridurre, e di molto, i numeri prospettati dall'Ilva, che sono di quasi 5mila in cassa. Noi abbiamo già detto che questi numeri sono eccessivi e quindi vanno sfoltiti. Il secondo problema - aggiunge Palombella - è attivare interventi di formazione e riqualificazione professionale in modo da evitare sia la cassa integrazione a zero ore, che una soluzione penalizzante per i lavoratori dei tubifici, impianti che sono già fermi da tempo per mancanza di ordini».

«Abbiamo chiesto una sostanziale riduzione del numero di 4.984 lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori - sottolinea la Fim Cisl nazionale e di Taranto rispettivamente con Raffaele Apetino e Valerio D’Alò - e il superamento delle rigidità aziendali sulla rotazione dei lavoratori interessati, oltre all'adozione di uno strumento che permetta di garantire la necessaria integrazione economica dei lavoratori e la copertura per tutto il periodo di amministrazione straordinaria. Per la Fim - si afferma - non è decisivo quale tipo di strumento normativo si usi quanto le garanzie di tutela per i lavoratori». Per la Fim Cisl, si evidenzia, «occorre rafforzare i percorsi di formazione per favorire la riqualificazione e la rotazione dei lavoratori, garantire la copertura degli ammortizzatori sociali, che ha senso dentro una prospettiva di rilancio del sito di Taranto che preveda la salvaguardia di tutti i posti di lavoro e una produzione dell'acciaio sostenibile per l'ambiente e la salute dei lavoratori».

Per l’Usb, «la direzione aziendale ha riconfermato l'indisponibilità a prorogare il contratto di solidarietà, ormai in essere da due anni, giustificando il ricorso alla cassa integrazione speciale con il peggioramento complessivo degli ordinativi, in special modo per l’area tubificio attualmente ferma. A detta dell’azienda, esiste un’impossibilità di operare una reale rotazione per circa 800 dei lavoratori coinvolti, in quanto non ricollocabili in altre aree, senza una riqualificazione professionale adeguata, e in quanto una parte degli stessi sarebbero a ridotte capacità lavorative, ovvero con limitazioni certificate. Si è detta però pronta a garantire la stessa integrazione salariale al trattamento di cassa integrazione prevista nel precedente contratto di solidarietà e a discutere del numero dei lavoratori interessati».

«Come Usb - dichiara il coordinatore provinciale Franco Rizzo -, nel denunciare il grave stato di paralisi delle iniziative sul terreno del risanamento ambientale, sul terreno produttivo», nonchè «le pesanti responsabilità dell'attuale gestione commissariale» e «il ricorso abnorme e ingiustificato al lavoro straordinario, abbiamo dichiarato la nostra netta contrarietà al passaggio dal contratto di solidarietà ad una cassa integrazione che anticipa, nei fatti, la dura ristrutturazione che si annuncia con la cessione di Ilva ai privati, identificando aree e lavoratori in esubero». Per l’Usb, «prorogare il contratto di solidarietà è tecnicamente possibile, come confermato dal ministero del Lavoro presente al tavolo, e sostenibile dal punto di vista organizzativo e produttivo. Abbiamo inoltre chiesto che sia messo in campo dal governo un grande piano pubblico per la città di Taranto e per Ilva», conclude l’Usb.

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