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Giovedì 26 Aprile 2018 | 09:42

il caso

Taranto, il sindaco Stefàno
con la pistola: c'è l'appello

la festa per la rielezione Il 5 aprile sarà discusso il ricorso della Procura contro l'assoluzione del sindaco

Taranto, il sindaco Stefàno con la pistola: c'è l'appello

di Mimmo Mazza

Sarà discusso il prossimo 5 aprile il ricorso presentato dalla Procura contro la sentenza con la quale il giudice La Vecchia il 16 dicembre del 2015 ha assolto - perché il fatto non sussiste - il sindaco Ezio Stefàno dall’accusa di aver portato la pistola (una calibro 38 special), per la quale aveva un regolare porto d’armi, ai festeggiamenti per la sua elezione, nel maggio 2012. L’atto di appello porta la firma del sostituto procuratore Marina Mannu che aveva sostenuto l’accusa nel processo, chiedendo al termine della requisitoria la condanna del primo cittadino ad un anno di reclusione. Stefàno era stato assolto dal giudice La Vecchia, in accoglimento della tesi sostenuta dagli avvocati difensori Claudio e Carlo Petrone, i quali in sede di discussione hanno chiarito che non c’erano festeggiamenti pubblici in programma e che Stefàno in quella occasione era stato fermato da alcuni suoi sostenitori a poca distanza da casa e trascinato nel comitato elettorale dove poi fu fotografato mentre brindava con la pistola nella cintola. Durante la sua deposizione dinanzi al tribunale, Stefàno aveva peraltro ripetuto di essere stato più volte minacciato e anche aggredito negli 8 anni passati a Palazzo di Città. Il primo cittadino, ha ricordato diversi episodi accaduti durante le due consiliature, sino all’ultimo, quello dell’estate 2015, quando è stato colpito al petto da una donna, poi arrestata dagli agenti della Polizia municipale.

L’inchiesta, delegata agli agenti della Digos, travolse Stefàno dopo la bufera mediatica che lo investìi per via di quelle foto che lo ritraevano per strada, tra i sostenitori, e nel comitato mentre festeggiava la rielezione con la pistola che faceva capolino dalla cintola. Quell’immagine del 21 maggio del 2012 fece il giro del web e del mondo finendo anche sulle prime pagine di quotidiani internazionali. «Giro armato da trent’anni - aveva spiegato nell’immediato Stefàno - e da quando sono sindaco che ricevo minacce molto pesanti. Ho rifiutato la scorta e per questo porto con me la pistola. Ho scelto, infatti, di difendermi da solo e di tutelare la mia vita. Prima delle elezioni ho ricevuto lettere minatorie affinché ritirassi la mia candidatura. Non mi sono arreso ai delinquenti e sono andato avanti per la mia città».

Stefàno non era nuovo, peraltro, a questo tipo di polemica. Nel 2008, fu l’ex questore di Taranto ed ex consigliere comunale del centrodestra, Eugenio Introcaso (scomparso prematuramente), a denunciare che il sindaco di Taranto, pur portando con sé una pistola, le aveva però negate ai Vigili urbani, perché gli agenti, da 4 anni, non erano più sottoposti alle visite mediche obbligatorie per legge per il rilascio della pistola d’ordinanza. Poi, le visite vennero effettuate, le pistole riconsegnate e il caso si chiuse.

Il reato contestato a Stefàno si prescrive il 21 maggio 2017, a cinque anni dai fatti, quasi un mese e mezzo dopo la fissazione dell'appello per il 5 aprile, giunta dunque quasi in extremis.

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