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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 10:29

Ex sindaco di Taranto era accusato di associazione a delinquere

Gestione parco Cimino
prescrizione per Di Bello

Otto condanne tra imprenditori ed ex funzionari comunali

Parco Cimino, prescrizione  salva Di Bello e Tucci

di Francesco Casula

TARANTO - Si è chiuso con otto condanne e una lunga lista di assoluzioni e dichiarazioni di intervenuta prescrizione il processo nei confronti degli imputati finiti a giudizio per l’affidamento della gestione di parco Cimino e altre strutture del Comune di Taranto. Nessuna condanna per l’ex sindaco Rossana Di Bello e il suo vice Michele Tucci. Il Tribunale ha infatti dichiarato prescritto il reato di associazione a delinquere (senza entrare quindi nel merito delle eventuali responsabilità penali) e assolto i due da una serie di altre accuse formulate dalla Procura.

Le otto condanne sono state inflitte a l’ex dirigente comunale Luigi Casimiro Lubelli, 6 anni di reclusione, a Carlo Patella, condannato a 5 anni e 9 mesi, e a 3 anni sua moglie Filomena Fanelli, Santo Barracato, condannato a 3 anni di reclusione. A questi vanno aggiunte la moglie e le figlie dell’imprenditore Giuseppe Ladiana (deceduto durante il processo): 3 anni ad Adele Aloisio e Olimpia Ladiana, 3 anni e 5 mesi a Loredana Ladiana e infine 2 anni per Antonia Ladiana. Il Tribunale ha inoltre disposto che gli imputati Lubelli, Patella, Barracato, Loredana Ladiana e Fanelli dovranno risarcire i danni subiti dal Comune di Taranto costituito parte civile tramite l’avvocato Daniele Convertino. L’entità del risarcimento sarà quantificato in un processo civile, ma intanto nelle casse del Comune dovrà essere versata una provvisionale immediatamente esecutiva di 120mila euro.

Bisognerà attendere le motivazioni che il collegio di magistrati presieduto da Paola Morelli depositerà entro 90 giorni per analizzare il dispositivo, ma è probabile che i giudici abbiano condannato i dirigenti e gli imprenditori perché certamente le fatture alla ditta non dovevano essere pagate, ma non sono entrati nel merito delle responsabilità degli altri imputati per il troppo tempo trascorso dai fatti contestati. Tra dichiarazione di prescrizione e assoluzione da alcuni reati, quindi, nessuna responsabilità penale è stata individuata per alcuni imputati - nonostante le pesanti richieste di condanna del procuratore aggiunto Pietro Argentino - come Cosimo Damiano Borsci, Giuseppe Licciardello, Rosario D’Oronzo, Fernanda Prenna, Ines Barnaba, Lello Di Campo, Giuseppe Luigi Spada, Stefano Campanella, Francesco Maiorino, Clara Funiciello, Ettore Rossi, Antonio Liscio, Nicola Gravina, Mariapia e Anna Maria Nicolaci, Francesco Dellisanti, Anselmo Nevoli, Giovanni Faraoni, Anna Maria Ranieri e Luca Lubelli. I giudici hanno disposto il dissequestro dei beni di alcuni imputati non condannati al termine del procedimento.

Secondo l’accusa iniziale, il Comune avrebbe liquidato più volte, a partire dal 1999, fatture gonfiate o relative ad operazioni inesistenti: oltre 5 milioni di euro alla ditta «Day Service» per il parco comunale «Cimino», 800.000 euro alla ditta «Ok Executive» per l’area attrezzata per la sosta e il parcheggio «Paddy’s bar», 131.000 euro alla società cooperativa «Il Panda» per la gestione dell’area a verde attrezzato con annesso bar «Giardini Virgilio», e circa 4 milioni di euro alla ditta «Ok Executive» per la fornitura di materiale igienico-sanitario.

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