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Giovedì 26 Aprile 2018 | 06:01

Inchiesta a Taranto

Amat, indagati 44 assenteisti
Timbravano senza lavorare

Amat, indagati 44 assenteistiTimbravano senza lavorare

FRANCESCO CASULA

Sono 44 gli indagati nella nuova inchiesta per «assenteismo» all’Amat di Taranto condotta dai poliziotti della sezione Patrimonio della Squadra Mobile e coordinata dal sostituto procuratore Lucia Isceri. Truffa è l’ipotesi di reato contestata dal magistrato inquirente nei confronti dei dipendenti. Per il pm Isceri, che ha firmato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e che è stato notificato alle parti interessate, alcuni di questi indagati avrebbero smarcato con i badge l’entrata o l’uscita dal lavoro senza essersi effettivamente recati nell’ufficio oppure sul posto di lavoro.

Inoltre, per il pubblico ministero Isceri, secondo quanto emerso dalle attività investigative, alcuni dei dipendenti finiti nel registro degli indagati avrebbero smarcato «il cartellino» anche per conto di altri colleghi che sarebbero invece stati lontani dai luoghi del lavoro.

Dopo Comune di Taranto, l’Asl e l’Amiu, quindi, la bufera dell’assenteismo ha travolto questa volta anche l’azienda partecipata per la mobilità nel territorio urbano. Sarebbero due i periodi presi in esame dai poliziotti. Gli investigatori avrebbero infatti monitorato gli uffici dell’Amat dal 23 maggio 2014 al 2 giugno dello stesso anno e, a distanza di qualche mese, sarebbero tornati a indagare dal 9 gennaio 2015 al 25 gennaio 2015.

Complessivamente, si tratta quindi di un periodo di poco inferiore a un mese di indagine che, attraverso una telecamera posizionata a poca distanza dal dispositivo di lettura dei badge marcatempo, avrebbero portato a individuare numerosi episodi irregolari che hanno coinvolto diverse figure professionali che operano quotidianamente all’interno dell’Amat. Nel registro degli indagati, infatti, sono finiti autisti, tecnici di officina, impiegati, ausiliari del parcheggio e persino controllori: per tutti l’accusa mossa dalla Procura è di aver ottenuto un «ingiusto profitto, rappresentato dall’indebita percezione di emolumenti a fronte di prestazioni di lavoro in realtà non effettuate».

Per il pm Isceri, quindi, si trattava di «tempo libero del quale - come si legge nelle carte dell’indagine - indebitamente godevano» e soprattutto tempo libero ottenuto «senza dover ricorrere a ore di permesso o a giorni di ferie». Episodi che chiaramente avrebbero contribuito a causare un «danno» economico per le casse dell’Amat spa «costituito - scrive il pm Isceri - dalle remunerazioni indebitamente percepite dai lavoratori infedeli, dal mancato, corretto e diligente espletamento del servizio non eseguito (nelle ore o nei giorni di assenza) e, in ogni caso, espletato in dispregio dei doveri cui i pubblici dipendenti e i lavoratori sono tenuti».

Gli indagati avranno ora 20 giorni di tempo dalla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per chiedere di essere interrogati o per presentare delle memorie difensive al magistrato e provare a chiarire la loro posizione. Poi il pubblico ministero Isceri dovrà decidere se archiviare le accuse oppure chiedere il rinvio a giudizio.

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