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Giovedì 23 Novembre 2017 | 08:45

Molte assenti tra il personale

Amiu, bloccati i mezzi
dell'Amiu: senza catene

Amiu, bloccati i mezzidell'Amiu: senza catene

L’emergenza neve blocca i mezzi dell'Amiu (senza catene in dotazione, peraltro). In realtà, sono state le strade ghiacciate più che quelle innevate a frenare gli autocompattatori dell'azienda d'igiene del Comune di Taranto. Gli effetti si sono visti ieri mattina in diverse zone della città (tra queste, Tre Carrare-Battisti) in cui i cassonetti non sono stati regolarmente svuotati nella notte tra sabato e domenica. E, quindi, a mezzogiorno di ieri erano stracolmi.
Le cause di questo forzato disservizio sono state molteplici. In particolare, per motivi di salute e per impedimenti logistici (difficoltà a raggiungere il luogo di lavoro), una parte del personale dipendente non si è presentato in azienda sia sabato sera che ieri mattina.

In realtà, probabilmente il motivo principale dello stop è riconducibile alla Polizia Stradale che, nella serata di sabato, non ha fatto raggiungere ai mezzi Amiu la discarica Cisa di Massafra proprio perché la strada era ghiacciata. Sito forzatamente irraggiungibile, dunque, e parte dei rifiuti gettati dai cittadini nei cassonetti stradali non conferita in discarica.
Infine, va sottolineato che la Polizia Stradale non avrebbe comunque fatto proseguire gli autocompattatori dell'azienda d'igiene sino alla Cisa. Il motivo? Non hanno in dotazione le catene per circolare sulle strade ghiacciate o innevate. Certo, da queste parti queste avversità atmosferiche non sono così all'ordine del giorno ma straordinarie, eppure forse per il futuro converrebbe che l'Amiu si attrezzi acquistando delle catene.

L’ondata di gelo crea seri problemi anche all’hotspot, il centro di identificazione e smistamento dei migranti che si trova in un ex parcheggio del porto di Taranto. «Abbiamo potenziato il riscaldamento - spiega alla “Gazzetta”, il comandante della Polizia locale Michele Matichecchia, che dirige la struttura - con dei climatizzatori. Il freddo c’è, ci mancherebbe, ma non ci sono state criticità». Le temperature sono ancora glaciali, ma «l’attività - aggiunge Matichecchia - procede nella norma. Si tratta sempre di strutture precarie. Fa freddo, ma noi abbiamo fatto quello che ci compete: fornito coperte e giacconi, acceso i riscaldamenti e aggiunto i condizionatori. C’è anche un presidio sanitario garantito dieci ore al giorno».
Attualmente sono circa 130 i migranti ospitati nell’hotspot tarantino. «Il numero - conclude il comandante della Polizia locale - corrisponde alle richieste di pasti pervenute alla Ladisa. Non ci sono bambini perchè vengono trasferiti immediatamente».

In una decina di prefabbricati sono raccolte le aree di prima accoglienza sanitaria e gli uffici per l’identificazione di polizia - controllo documenti, fotosegnalazione e rilevamento di impronte digitali - e due tensostrutture: una con i letti e una per la mensa. In particolare, nella struttura allestita d’intesa tra Prefettura e Comune di Taranto ci sono dei compressori a gasolio che restano comunque sempre accesi. Ce ne sono almeno due per ciascuno degli ambienti in cui è articolato lo stesso hotspot. Ma non bastano. I problemi maggiori, infatti, si verificano proprio nella parte del centro che ospita il maggior numero dei migranti e, dunque, risulta più difficile riscaldare gli ambienti con i mezzi attualmente in dotazione. E questo in considerazione sia dell’ampiezza degli spazi che della continua apertura delle porte.

Matichecchia l’altro ieri annunciato proprio alla «Gazzetta» che «la situazione dovrebbe comunque migliorare grazie ad un finanziamento chiesto ed ottenuto, d’intesa con la Prefettura di Taranto, al ministero dell’Interno. Dovremmo avere a disposizione circa 86mila euro per poter realizzare così degli impianti di grandi dimensioni, come quelli che si usano nei capannoni industriali o negli edifici. In questo modo - osserva ancora il comandante della Polizia locale, che è anche dirigente del Patrimonio - verrà garantito un riscaldamento adeguato della struttura e, quindi, offerte le migliori condizioni di soggiorno per i migranti».[fabio venere]

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