Venerdì 20 Luglio 2018 | 05:19

Taranto

Aiuti alla mitilicoltura
produttori soddisfatti

Palumbo: «Ma è un piccolo ristoro rispetto ai danni subiti»

 Aiuti alla mitilicoltura produttori soddisfatti

«Sì, un buon risultato, qualcosa a casa portiamo, ma solo un piccolo ristoro dei forti danni subiti. E, comunque, il bando è il frutto di mesi e mesi di trattative tra le associazioni di categoria e la Regione Puglia». Emilio Palumbo (Agci Agritel Pesca) commenta così le nuove misure regionali introdotte con bando in favore della mitilicoltura pugliese in difficoltà: un milione di euro, come lo scorso anno, rinvenienti dal bilancio regionale, per gli operatori del settore, circa 50 aziende che in tutta la Puglia allevano mitili su una superficie di oltre 21 milioni di metri quadri ed in particolare per chi opera in acque inquinate dalle attività industriali o soggette a fenomeni di surriscaldamento. Misure che hanno fatto registrare, nell’ordine, il plauso del consigliere regionale tarantino Michele Mazzarano, presidente del gruppo del Pd in Consiglio regionale (autore di un emendamento approvato all’unanimità nell'ultima legge di Bilancio) e dell'assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia, Leonardo di Gioia.

Un piccolo ristoro, dunque. E’ stato progressivo in questi anni, da quando scoppiò il caso delle cozze alla diossina nel primo seno di Mar Piccolo, il declino di una delle produzioni di punta di Taranto, i mitili del Mar Piccolo. Ma oltre all’inquinamento – questione mai risolta nel primo seno che rimane la nursery dei molluschi tarantini (vengono trasferiti da lì nel secondo seno o negli allevamenti in mar Grande non appena raggiungono la misura di tre centimetri come stabilito da una circolare del presidente Emiliano dello scorso anno, ndr) – il temuto killer dei molluschi baby è stato il caldo. Insomma, il prodotto non è mai maturato e si è autodistrutto. Furono diversi i tentativi di allargare le aree di produzione nel secondo seno, ma questo sarebbe andato a discapito della qualità del prodotto che lì diventa adulto. E furono tanti anche i tentativi di trasferire e creare aree protette in Mar Grande, soprattutto a ridosso del Lungomare e parzialmente a San Vito, “dribblando” le vie del mare utilizzate a fini militari. Ma le lungaggini burocratiche da una parte e le criticità della produzione in quell’area dall’altra (problemi di sicurezza, problemi di trasporto), nonché il calo dei consumi dovuto anche al danno d’immagine hanno ridimensionato drasticamente il settore. Oggi – fa un bilancio Emilio Palumbo – c’è un calo di produzione del 60-70% rispetto al 2010. «Siamo messi letteralmente in ginocchio», afferma. Il grosso – circa l’80% della produzione – si sviluppa sempre nel secondo seno. Un rimanente 20% proviene da Mar Grande. Inoltre, solo in caso di stoccaggio, quando le temperature estive mettono in pericolo il prodotto, ci si spinge ad utilizzare le aree in zona San Vito. La crisi ha chiaramente colpito i livelli occupazionali. Oggi i lavoratori regolarmente assunti sono all’incirca una novantina, più il sommerso, il lavoro a nero che può contare su cento, al massimo un paio di centinaia di lavoratori. Centinaia i mitilicoltori che in questi anni hanno perso il lavoro. Alcuni si sono, intanto, diversificati avviando imprese dedite alla coltivazione delle ostriche o alla piscicoltura. Ma anche qui non mancano difficoltà e criticità. «Magari col tempo si potrà migliorare», commenta Palumbo. Intanto, ai fondi che saranno messi a disposizione dalla Regione non si sono affiancati ancora quelli che potrebbero giungere dalla programmazione dei fondi europei 2014-2020. «E siamo – dice Palumbo – quasi al 2017».

[Maria Rosaria Gigante]

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