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Venerdì 24 Novembre 2017 | 21:29

Taranto, la denuncia di Fiom, Fim e Uilm

Ilva, ora agli operai
razionata pure l’acqua

Blocco delle ordinazioni? I sindacati all'azienda: rientra tra i prodotti di prima necessità

Ilva, ora agli operai razionata pure l’acqua

TARANTO - Nello stabilimento siderurgico Ilva manca l’acqua per gli operai. È quanto emerge in una nota che Fiom, Fim e Uilm hanno inviato all’azienda. «A seguito di numerose segnalazioni pervenute dai lavoratori - si legge nella nota - abbiamo constatato la mancanza di bottiglie di acqua minerale nei diversi reparti oltre che nei magazzini, mancanza apparentemente dovuta ad un blocco delle ordinazioni». I sindacati hanno così chiesto un incontro urgente, diffidando l’azienda a procedere immediatamente al ripristino della fornitura di acqua, «prodotto di prima necessità per i lavoratori».

Si terrà, intanto, oggi l’ennesima udienza che vede coinvolti i lavoratori della ex Nuova Siet di Taranto che dal 2011 attendono il riconoscimento da parte dell’Inps della copertura contributiva mai versata dall’Ilva, oltre ad attendere che la giustizia assicuri loro una quantificazione adeguata del danno salariale subito. Un calvario iniziato nel lontano 1997 e aggravato dal dramma vissuto dalle famiglie di decine di operai che nel frattempo sono deceduti per malattie probabilmente legate all’ex ambiente di lavoro. «Il sistema politico e mediatico ha sempre dipinto l'Ilva di Taranto come un serbatoio di posti di lavoro, come un sistema di sviluppo della società e traino del settore industriale italiano - dichiarano il capogruppo del Movimento 5 Stelle Gianluca Bozzetti ed il consigliere pentastellato di Taranto, Marco Galante – La ricaduta occupazionale, e i benefici economici per la collettività, oggi più che mai, si scontrano invece con una realtà diversa da quella che alcuni politici continuano a raccontare. Alla luce dei recenti studi, e soprattutto delle tragiche morti, l'Ilva si è rivelata essere anche inadempiente nei confronti delle società del suo indotto, dalla quale molto probabilmente ha strappato via più vite di quelle a cui nel tempo ha dato lavoro. E' incredibile pensare infatti che una società privata, mantenuta in vita grazie ai decreti legge e ai milioni di euro pubblici, sia stata inadempiente anche nei confronti dell'Inps, come accaduto proprio per la ex Nuova Siet». L'Inps ha emesso cartelle esattoriali per il recupero dei contributi non versati, ma ancora alcun importo sembra essere stato recuperato. «E' importante - spiegano i due consiglieri M5S - che l'ente riconosca la copertura contributiva a tutti i dipendenti della ex Nuova Siet e si insinui quanto prima nel passivo del Gruppo Riva. Contatteremo l'agenzia territoriale dell'Inps per seguire da vicino il problema evidenziando anche tutte le responsabilità politiche del caso».

M.Maz.

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