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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 10:19

ieri vertice al ministero

Cementir, è mancato accordo
si farà la «cassa» solo a Taranto

L'azienda ha proposto per gli altri stabilimenti la ricollocazione del personale in altre società del gruppo o in imprese esterne

Cementir, è mancato accordo  si farà la «cassa» solo a Taranto

Una delle ultime manifestazioni di protesta del personale Cementir

di Alessandra Flavetta

ROMA La vertenza Cementir ieri è tornata al ministero del Lavoro, dove le parti hanno steso il verbale della mancata intesa tra i sindacati e l’azienda del gruppo Caltagirone, che ha avviato i licenziamenti collettivi di 106 lavoratori lo scorso 12 settembre (e di ulteriori 83 unità presso i siti dell’acquisita Sacci).

Gli edili di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, pur essendo d’accordo nel ricorrere, per lo stabilimento di Taranto, ad un ulteriore anno di cassa integrazione straordinaria perchè Taranto è riconosciuta area di crisi industriale complessa, così come confermato nell’incontro dell’1 dicembre scorso alla Regione Puglia, ribadiscono che l’ammortizzatore sociale deve essere concesso a rotazione non solo ai 47 dipendenti dichiarati in esubero nel sito tarantino, ma spalmato su tutto l’organico di 72 unità. «Su questo punto ragioneremo con la Regione Puglia. Intanto in attesa della prossima convocazione auspichiamo che la Regione solleciti Cementir a fare i compiti a casa, cioè a presentare il piano di formazione e di ricollocazione dei lavoratori tarantini quanto prima, affinché si possa attivare la cassa integrazione entro la fine dell’anno come previsto dal decreto correttivo del Jobs Act», spiega Francesco Bardinella, segretario della Fillea Cgil di Taranto. A questo scopo, Vito Lincesso, segretario della Filca Cisl Taranto, rende noto di aver chiesto una convocazione urgente all’assessorato regionale al Lavoro. Mentre la Fisascat con Antonio Arcadio, rispetto agli 11 dipendenti dell’appalto di pulizia, ha chiesto nuovamente al ministero del Lavoro, dove una volta raggiunto si siglerà l’accordo regionale, che «autorizzi misure alternative che non siano la cassa in deroga per soli 5 mesi che sarebbe erogata quando e se la Regione disporrà di tali risorse».

Per quanto riguarda gli altri siti Cementir dove insistono i restanti licenziamenti, la società non è disponibile al ricorso alla cassa integrazione straordinaria in deroga «avendo proposto ad una parte consistente dei lavoratori occupati, nuove opportunità di lavoro sia all’interno del gruppo Caltagirone che, per la maggioranza, presso aziende terze alle quali è stato chiesto di dare garanzie occupazionali per non meno di tre anni, assicurandosi il mantenimento della retribuzione annua lorda percepita», si legge nel verbale di mancato accordo siglato al ministero del Lavoro.

Infatti, se a Taranto le eccedenze occupazionali rimangono quantificate in 47 unità lavorative, a Spoleto potrebbero passare dalle iniziali 21 ad 8, perché l’azienda è disposta a riassorbirne 5 all’interno del gruppo Caltagirone e a ricollocarne 8 esternamente. E con lo stesso sistema potrebbero essere quasi azzerati i 25 esuberi dichiarati nel sito di Arquata Scriva ed i 10 licenziamenti inizialmente previsti a Maddaloni. La novità nella ristrutturazione di Cementir, oltre alla mitigazione dei tagli occupazionali, consiste nella disponibilità della società, per i lavoratori che non trovassero occupazione, di promuovere una risoluzione incentivata del rapporto di lavoro. Qualcosa di simile al piano sociale chiesto dai sindacati fin dall’inizio della vertenza, convinti che si potessero valutare percorsi differenti rispetto ai licenziamenti collettivi e alle esternalizzazioni, compreso l’utilizzo di strumenti quali la cessione totale o parziale di rami d’azienda.

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