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Una ha studio a Fragagnano

Favori al clan mafioso
condannati 2 avvocati

Quattro anni di reclusione a Lucia Stranieri: la sentenza del gup di Catanzaro

Favori al clan mafiosocondannati 2 avvocati

C’è anche una professionista tarantina tra le 25 persone condannate dal giudice per l’udienza preliminare Carlo Saverio Ferrario del tribunale di Catanzaro nel processo con il rito abbreviato svoltosi nei confronti delle persone coinvolte nell’operazione «Kyterion» contro la cosca Grande Aracri della 'ndrangheta.
Si tratta dell’avvocato Lucia Stranieri, 38 anni, originaria di Salve, in provincia di Lecce, e residente a Fragagnano, paese dove ha lo studio legale, imputata per concorso esterno in associazione mafiosa assieme al fratello Benedetto Giovanni Stranieri, ex maresciallo dei carabinieri poi diventato avvocato con studio a Roma: entrambi sono stati condannati a 4 anni di reclusione, pena sensibilmente inferiore ai 9 anni sollecitati nei loro confronti dalla pubblica accusa.
In particolare, Lucia Stranieri, legale iscritto alll’Ordine degli avvocati di Taranto, era accusata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito un «concreto, specifico, consapevole e volontario contributo» provvedendo «all’avvicinamento di soggetti gravitanti in ambienti giudiziari della Corte di Cassazione» per ottenere decisioni favorevoli ad alcuni imputati. Azioni che, secondo gli inquirenti, la donna avrebbe posto in essere per conto del fratello Benedetto Giovanni Stranieri già coinvolto nell’inchiesta «Old Cunning» della Direzione investigativa antimafia di Roma coordinata dalla procura capitolina e già arrestato nel gennaio 2015 dalla Dia di Roma per concorso esterno in associazione mafiosa su richiesta della Dda di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta «Aemilia». I due fratelli avvocati, secondo quanto emerso dagli atti del processo, si sarebbero in particolare interessati alla vicenda giudiziaria di Giovanni Abramo, genero di Nicolino Grande Aracri, detenuto per l’omicidio di Antonio Dragone: dalle carte si legge che i due «sembrano conoscere in anticipo il risultato processuale». Numerosi gli indizi di un contatto presso il Palazzaccio. Benedetto Stranieri e sua sorella Lucia, si muovono in tal senso. Nelle intercettazioni emerge tutta la loro sicurezza, certi di poter risolvere la questione. In effetti, la sentenza incriminata verrà annullata dalla Cassazione nel marzo del 2013 con rinvio alla corte d’appello di Catanzaro e Abramo per questo fu scarcerato. Persino Lucia, persona di solito molto riservata al telefono, si è lasciata scappare una frase che per gli investigatori è significativa: «Glielo puoi anticipare che va tutto bene, io ho fatto quello che dovevo fare, l'ho fatto bene per l'ennesima volta digli ai signori». Il riferimento è all'opera di pressione sulla corte, avevano ipotizzato inquirenti e investigatori. Le indagini successive, però, non hanno permesso di individuare il togato o il cancelliere che avrebbe favorito gli amici degli Stranieri. Dopo la sentenza favorevole, peraltro, la cosca non avrebbe ricompensato gli avvocati Benedetto e Lucia Stranieri malgrado i due imputati nelle conversazioni avessero rammentato a loro stessi ed ai loro interlocutori il corrispettivo pattuito per il loro interessamento una volta comunicato l’esito del ricorso («Gli ho fatto una pratica, però non gliel'ho fatta solo io, gliel'ho fatta io, insieme ad un altro Magistrato ... importante, ora, senza dirti per quale motivo ... Questo Magistrato importante, siccome quello è uscito, il genero ... mi ha chiesto cinquemila! (5000) Va bene!»). Tanto che Lucia Stranieri, intercettata, si sfogò con il fratello: «Io ho fatto figure di merda con l’avvocato di là… figure di merda con questo qua… figure di merda con il giudice perché ho detto che è parente mio». Il rapporto con il clan calabrese sarebbe però proseguito, tanto che dalle intercettazioni emerge l’interessamente di un altro avvocato tarantino, contattato dalla Stranieri, per alleggerire la detenzione di un boss trasferito nel carcere di Bari.

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