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La sentenza

Clan Catapano a Talsano
oltre 130 anni di carcere

Dodici imputati accusato di spaccio di stupefacenti: anche due assoluzioni

Clan Catapano a Talsanooltre 130 anni di carcere

Dieci condanne per oltre 130 anni di carcere e due assoluzioni. È l’esito del processo di primo nei confronti dei 12 imputati coinvolti nell’inchiesta antidroga denominata «neve tarantina» che hanno chiesto di essere giudicati con il rito ordinario. Il collegio di magistrati composto dal presidente Fulvia Misserini e dai giudici Loredana Galasso ed Elvia Di Roma hanno inflitto agli uomini ritenuti vicini al «clan Catapano» pene che in determinati casi sono andate ben oltre le richieste formulate dal pm Alessio Coccioli. La pena maggiore di 30 anni di carcere è stata inflitta a Michele Puce (per il quale era stata richiesta la condanna a 14 anni), 27 anni a Francesco Gaeta (12 anni), 17 anni di reclusione per Nicola Gentile (la richiesta era di 10 anni), 16 anni per Francesco Leone (8 anni), Angelo Murciano (8 anni) e per Sandoval Ante (6 anni e 8 mesi), 9 per Roberto Mastrovito (6 anni) e anche Rocco Russo per il quale il pubblico ministero aveva persino chiesto l’assoluzione, e infine 5 anni di carcere per Vincenzo Stola e 5 Costantino Bianchini per i quali era stata formulata una richiesta di condanna a 6 anni di carcere.
Assolti invece Bequiri Dragush e Bruno Malecore: per quest’ultimo la procura aveva chiesto la condanna a 6 anni di reclusione, ma il suo difensore l’avvocato Manuela Stallo è riuscita a dimostrare la totale estraneità dell’uomo rispetto alle accuse e ottenendo al termine de dibattimento un’assoluzione piena.
Salgono quindi a 30 le condanne per l’inchiesta condotta dai carabinieri del Reparto Operativo: un anno fa al termine del processo in abbreviato, infatti, erano state ben 20 le condanne con pene fino a 20 anni come nel caso di Alduccio Catapano referente di spicco dell’omonimo sodalizio criminale che controlla la borgata di Talsano. Alduccio, per gli inquirenti, nonostante la giovane età (34 anni), è un «personaggio temutissimo dalla popolazione verso la quale riesce ad esprimere tutta la sua forza intimidatrice, frutto della sua caratura criminale di tutto rispetto». Inoltre è il figlio di Giuseppe Catapano, appartenente agli storici gruppi della mala tarantina.
L’indagine, coordinata dal pm Coccioli della Dda di Lecce e dal sostituto procuratore di Taranto Lucia Isceri, ha portato alla luce un’associazione dedita al traffico di stupefacenti che attraverso tre differenti canali di rifornimento riusciva ad alimentare il mercato tarantino degli stupefacenti: Colombia, Bari e, infine Gioia Tauro. Le accuse, contestate a vario titolo, sono di detenzione, spaccio e traffico, anche internazionale, di droga. Non solo. Per alcuni degli imputati tra le ipotesi di reato c’è anche la detenzione di armi.

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