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Trasporto pubblico

L'Amat sta per acquistare
venticinque nuovi autobus

Si comincia con tredici mezzi nuovi, gli altri 12 in una fase successiva

L'Amat sta per acquistare  venticinque nuovi autobus

di FABIO VENERE

TARANTO - L’Amat sta per acquistare venticinque nuovi autobus. Il «semaforo verde» è stato acceso, nei giorni scorsi, al termine di una seduta del consiglio d’amministrazione dell’azienda di trasporto del Comune di Taranto. La società, guidata da Walter Poggi, con risorse provenienti dal proprio bilancio potrà, nei prossimi mesi, comprare tredici mezzi nuovi e rinviare così l’acquisto degli ulteriori dodici ad una fase immediatamente successiva. Il riferimento, per questo aspetto, è rivolto all’Amministrazione comunale. Che, in realtà, aveva già inserito nel Dup (Documento unico per la programmazione) due milioni di euro per consentire all’Amat di acquistare altri autobus nuovi ma poi, nel corso della redazione del bilancio di previsione 2016, queste risorse finanziarie non sono state più disponibili.

A questo punto, si spera che nel bilancio di previsione 2017 la giunta Stefàno prima e il Consiglio comunale poi individuino le risorse per correre ai ripari rispetto a quanto poi previsto nella manovra di quest’anno. Le imprese interessate al bando di gara indetto dall’Amat per questi 25 nuovi bus possono avanzare la propria candidatura entro il 6 dicembre. Poi, si partirà con i primi 13 mezzi (di questi, 8 sono di dimensione standard mentre 5 hanno una lunghezza decisamente più ridotta).

L’acquisto di questi nuovi autobus (che comunque materialmente non avverrà prima della prossima estate) dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo all’Amat. Che, soprattutto nelle ore in cui è maggiore la richiesta (ovvero all’entrate ed all’uscita delle scuole) ha, oggettivamente, qualche difficoltà. In circolazione, in media, ogni mattina, non ci sono più di 80 - 85 mezzi che, naturalmente, non bastano per offrire un servizio di trasporto adeguato. Il problema, del resto, verrebbe risolto proprio se nel parco macchina ci fossero venticinque autobus in più.

Del resto, l’Amat di Taranto non sta peggio (anzi, tutto sommato, è il contrario) rispretto alle altre aziende di trasporto pubblico d’Italia. Uno specchio utile per capire la qualità della vita in una città, in una regione, in un Paese, è sicuramente il funzionamento dei mezzi pubblici. E l’Italia, in questo, non sta in effetti messa proprio bene. Mentre i sindaci continuano a sommare divieti, non avendo altro strumento contro lo smog, oppure annunciano immaginifiche metropoli della bicicletta, la realtà è che in questo Paese il parco autobus più vecchio e più inquinante d’Europa.

L’età media, infatti, sfiora i tredici anni (ma molti mezzi ne hanno più di venticinque), il doppio della media europea in cui non si superano i sette anni. Più della metà degli autobus sono euro 0,1 e 2, ovvero avvelenano l’aria che i cittadini respirano. Ci sono aziende del trasporto pubblico in cui più di un terzo dei mezzi, come nel caso di Napoli e Roma, sono fermi nei depositi. Guasti e non riparabili o per i danni che presentano o per mancanza di soldi.

Ed allora, quali potrebbero essere le possibili soluzioni? I comuni, e anche le stesse regioni, non hanno soldi per gli investimenti che sono necessari. E molto spesso le aziende dei trasporti hanno una zavorra di debiti (ma non è il caso dell’Amat di Taranto che ha chiuso gli ultimi tre bilanci in attivo), che pesa anche sui possibili acquisti. E spesso, non riescono neanche a garantire il pagamento puntuale degli stipendi ai dipendenti.

Serve, dunque, un’azione di sistema. E per questo, sono da valutare sia l’ipotesi che conduce una maxi asta centralizzata (attraverso la Consip) che libererebbe 7 miliardi di euro ma anche la scelta del ministro Delrio di affidare alla Cassa depositi e prestiti la funzione di regia del piano, con una holding ad hoc per l’acquisto in leasing di mezzi per il trasporto pubblico locale su ferro e su gomma.

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