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Cementir abbandona il tavolo
venerdì sciopero di otto ore

E un altro se ne annuncia il giorno del vertice chiesto al Mise

Cementir abbandona il tavolo  venerdì sciopero di otto ore

di Alessandra Flavetta

ROMA - E’ saltata la trattativa sulla vertenza Cementir e venerdì sarà sciopero in tutti i siti produttivi del gruppo con presidi dei lavoratori sotto le sedi delle Regioni interessate: Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia e Toscana. I sindacati hanno dichiarato lo stato di agitazione, bloccando straordinari e flessibilità, dopo che il management della holding romana ha abbandonato il tavolo aperto con i sindacati nella sede di Unindustria per discutere dei licenziamenti collettivi per 260 unità annunciati più di un mese fa dall’azienda.

I sindacati Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Feneal Uil avevano infatti chiesto una discussione complessiva delle procedure di mobilità, quindi non solo i 106 licenziamenti previsti nei quattro stabilimenti storici di Cementir, cioè Maddaloni, Spoleto, Arquata Scrivia e Taranto, sito in cui la riduzione del personale riguarda 47 lavoratori su 72, ma anche i 154 licenziamenti nei cinque cementifici di Cagnano Amiterno, Tavernola Bergamasca, Castelraimondo, Livorno e Greve in Chianti, acquisiti nel luglio scorso dal gruppo Caltagirone per 125 milioni con il ramo d’azienda Sacci, insieme ai tre terminali di Manfredonia, Vasto e Ravenna e a vari impianti di betonaggio.

«Non è possibile che il quarto polo del cemento italiano non abbia una minima idea delle prospettive economiche e delle strategie da mettere in campo per essere competitivi e risolva un problema economico mandando a casa 260 persone. Senza l’affidabilità e la credibilità degli interlocutori non è possibile il confronto», scrivono in un comunicato congiunto i sindacati degli edili e dei trasporti. «Il gruppo Caltagirone - dicharano - si sta riorganizzando e ci deve dire cosa vuole fare nel Paese. Per questo è necessario un piano industriale complessivo che comprenda la Cementir-Sacci e non due tavoli separati come chiesto dall’azienda», spiega Francesco Bardinella, segretario della Fillea-Cgil Taranto.

I sindacati nazionali e territoriali, oltre allo sciopero di otto ore di venerdì, ne hanno indetto un altro in coincidenza con il sollecitato incontro presso il ministero dello Sviluppo Economico, sotto cui intendono manifestare i lavoratori, che oggi si riuniranno in assemblea negli stabilimenti Cementir. Intanto la task force della Regione Puglia guidata da Leo Caroli ha convocato le parti su richiesta dei sindacati per il 26 ottobre. Il 27 ottobre, infatti, termina la fase sindacale della procedura di mobilità e si avviano i 30 giorni della fase amministrativa. Ieri, invece, scadeva il contratto di solidarietà per i 72 dipendenti tarantini ed i sindacati ritenevano che fosse possibile un rinnovo anche perché la holding aveva assicurato gli investimenti (150 milioni) già congelati nell’aprile 2013 ed aveva chiesto una proroga all’Autorità portuale di Taranto della concessione d’uso del quarto sporgente e dell’area retrostante la calata 4 per installare un nastro trasportatore, intenzione che faceva ben sperare rispetto al rilancio del sito. A Taranto, infatti, dopo la chiusura dell’area a caldo nel 2013 e la cassa integrazione straordinaria per crisi aziendale, resta solo l’attività di macinazione del prodotto finito. Da cui l’ipotesi di trasformare lo stabilimento in centro di macinazione. Anche perché la riduzione delle lavorazioni Ilva si è ripercossa su Cementir che sta attuando una strategia di internazionalizzazione e diversificazione del gruppo (ha rilevato gli asset belgi di Heidelberg Cement per 312 milioni) che fa temere ai sindacati una esternalizzazione dei processi produttivi. Se la holding naviga in buone acque è anche vero che in base ai dati del primo semestre 2016, i ricavi realizzati in Italia sono stati inferiori dell’8,6 per cento rispetto al 2015 per via del dimezzamento della vendita di cemento e calcestruzzo, mentre il 90 per cento dei ricavi arriva dall’estero.

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