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confermati gli esuberi

Natuzzi, sui 300 esuberi
lunedì l'ultima parola

La Regione propone una proroga della cassa a 12 mesi

Natuzzi, sui 300 esuberilunedì l'ultima parola

Verso l’ultima fermata: capolinea dietro l’angolo, a meno di «svolta» auspicata, per i 300 lavoratori Natuzzi dello stabilimento di Ginosa in scadenza di cassa integrazione (oggi è l’ultimo giorno), per i quali sarebbero già state inviate ieri mattina le lettere di licenziamento annunciate dall’azienda il 26 luglio. La decisione, che i sindacati avevano già definito «incomprensibile», è stata ribadita al ministero dello Sviluppo economico, sempre ieri mattina, nella cabina di regia convocata su richiesta di Filca Cisl, Feneal Uil e Fillea Cgil, subito dopo la «rottura» di martedì sera alla Direzione provinciale di Taranto. Caduta nel vuoto, almeno per il momento, anche la proposta di «cassa» in deroga portata da 3 a 12 mesi dalle Regioni Puglia e Basilicata, con l’intervento-avallo del Mise. Il «di più» chiesto dai sindacati per dare uno sbocco alla trattativa.
E adesso, mentre i lavoratori in mobilitazione si riuniscono questa mattina davanti alla sede centrale di Santeramo in Colle, la vertenza si sposta a Bari: vertice «estremo» convocato per lunedì in Regione dalla task force presieduta dall’ex assessore al Lavoro, Leo Caroli. Una deroga al decreto ministeriale sulla cassa integrazione, darebbe infatti alla stessa Regione la possibilità di «derogare» la cassa integrazione per un anno, fino a esaurimento delle somme disponibili, in attesa - lo ha precisato ieri a Roma, a cabina appena conclusa, il segretario di Fillea Cgil puglia, Silvano Penna - «di un serio e concreto piano di recupero dei livelli occupazionali». Un fatto nuovo non di poco conto che, in qualche modo, risponde alle perplessità espresse da Natuzzi in riferimento alla precedente proposta di cassa in deroga fino al 31 dicembre, ritenuta dall’azienda non coerente «con l’implementazione del piano di riconversione del sito di Ginosa, fissato in 18 mesi». Implementazione che - ribadisce il gruppo - «in base al piano industriale presentato potrà riassorbire circa 104 collaboratori». «Con questa misura - aggiunge Natuzzi - gli esuberi strutturali scenderebbero a 196».
Per i lavoratori in sit-in, delusione mista a rabbia davanti alla sede del Mise: giunti a Roma in pullman (tre) e in auto (tante) all’alba di ieri, hanno appreso da Penna gli sviluppi della riunione durata meno di due ore. «Bisogna fermare questo treno o sarà un’ecatombe: oggi sono 300, a contratto di solidarietà esaurito gli esuberi si moltiplicherebbero» dice da Roma, preoccupato, Luigi Fiore, rsu Fillea. Ma restano la riunione di Bari e la «guardia alta»: se non ci sarà accordo, grande mobilitazione martedì a Laterza, stabilimento nevralgico del gruppo (c’è il taglio pelli).
Durissime le reazioni. «Inaccettabile che l’azienda si presenti a un tavolo ministeriale teso a scongiurare gli esuberi, con le lettere di licenziamento inviate “nottetempo” ai lavoratori: l’azienda non solo non le ha revocate, ha anche chiesto ulteriore tempo per valutare la proposta regionale», scrive in una nota Caroli. E Loredana Capone, assessore allo Sviluppo economico: «Natuzzi non può accedere ad ulteriori finanziamenti pubblici con un progetto industriale basato sui licenziamenti». Ancora: «Semplicemente inaccettabile» la posizione di Natuzzi, per il consigliere regionale di Sinistra italiana Cosimo Borraccino, che chiede l’intervento della Regione; «grave e irresponsabile» l’atteggiamento dell’azienda per le segreterie nazionali di Filca, Feneal e Fillea. Da Laterza, il sindaco Gianfranco Lopane: «Natuzzi ritiri i licenziamenti e lavori con Regione, Mise, sindacati e istituzioni a un piano industriale che rilanci l’azienda, a partire dalla riapertura dello stabilimento di Ginosa». Intanto, prosegue il blocco delle merci a Jesce2, organizzato dall’Unione sindacale di base.

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