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Giochi di potere a Castellaneta

Corruzione, condannato
a 12 anni di carcere ex pm

La sentenza d'appello ha ridotto di tre anni la condanna di primo grado

ex pm Matteo Di Giorgio

L'ex pm Matteo Di Giorgio

Sconto di pena ma accuse sostanzialmente confermate in appello per l’ex pm di Taranto Matteo Di Giorgio. Ieri pomeriggio la Corte d’appello del capoluogo lucano (presidente Pasquale Materi, a latere Alberto Iannuzzi e Rosa D’Amelio), dopo cinque ore di camera di consiglio, ha condannato il magistrato di Castellaneta a 12 anni e mezzo di reclusione per concussione e corruzione in atti giudiziari, riformando parzialmente la sentenza del tribunale di Potenza (emessa il 30 aprile 2014) e concedendo all’imputato un diminuzione rispetto alla pena di 15 anni inflitta in primo grado per effetto dell’intervenuta prescrizione di alcuni capi d’imputazione (fatto che gli vale uno sconto di altri dodici mesi) e della concessione attenuanti per la valutata assenza del vincolo della continuazione (facendo passare la pena per questo episodio da sei anni a 4 anni e sei mesi).
Di Giorgio, sospeso cautelativamente dal Consiglio superiore della magistratura, fu arrestato dai carabinieri e posto ai domiciliari nel novembre del 2010: tra le contestazioni anche presunte minacce in ambito politico. L’ex pubblico ministero avrebbe infatti minacciato un imprenditore e altre persone, anche per proteggere un parente, e avrebbe messo in atto azioni dirette a garantire l'attività di un bar ritenuto dall’accusa completamente abusivo.
Il magistrato, secondo l’accusa, avrebbe anche accusato di un «male ingiusto» un consigliere comunale di Castellaneta, costringendolo a dimettersi per provocare lo scioglimento del consiglio comunale quando era sindaco Rocco Loreto e assumere una funzione di guida politica di uno schieramento contrapposto.
La Corte d’appello ha confermato la condanna a tre anni di reclusione nei confronti dell’ex sindaco di Castellaneta Italo D’Alessandro (centrodestra), e dell’ex collaboratore di quest’ultimo, Agostino Pepe. Inflitti due anni a Giovanni Coccioli (che aveva rimediato 2 anni e 6 mesi in primo grado), a Francesco Perrone, comandante dei vigili urbani a Castellaneta e Antonio Vitale (stessa pena in primo grado).
Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione Alessandro Mongelli che in primo grado era stato condannato ad otto mesi per diffamazione.
Nel processo si erano costituiti parte civile l’ex sindaco di Castellaneta, ed ex parlamentare dei Ds Rocco Loreto, che presentò un dossier a Potenza contro il magistrato, e un imprenditore, rappresentati in giudizio dall’avvocato Fausto Soggia. La corte d’appello ha confermato le statuizioni civili di primo grado, condannando Di Giorgio e Mongelli al risarcimento dei danni in favore di Rocco Loreto da liquidarsi in separata sede. Di Giorgio dovrà inoltre pagare le spese legali sostenute dalle parti civili. Al pagamento delle spese processuali per il giudizio di appello sono stati invece condannati Vitale, D’Alessandro, Perrone e Pepe.

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