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I nodi della sanità

Sulla clinica D'Amore
il Tar boccia il Comune

Sulla clinica D'Amore  il Tar boccia il Comune

di FABIO VENERE

TARANTO - Ampliamento della clinica «D’Amore», il Tar di Lecce boccia il «no» del Consiglio comunale. E lo fa, annullando la delibera approvata il 25 novembre scorso, a maggioranza, dalla massima assise cittadina.

Per la prima sezione del Tribunale amministrativo regionale, la decisione assunta nell’aula consiliare di Palazzo di Città si reggeva su motivazioni «tutte giuridicamente errate». Ad esempio, a proposito della presunta mancanza di parcheggi, nella sentenza si ricorda che la stessa casa di cura ha dichiarata che trasformerà in un’area destinata alle auto «la porzione dello spazio di pertinenza dell’immobile sito in via Pola angolo via Amalfi, posto nelle immediate vicinanze della clinica. Per questo, non si può definire inadeguata la struttura per quel che riguarda la dotazione dei parcheggi a disposizione, «anzi - scrivono i magistrati - è vero il contrario, e cioè che a causa e per effetto del progettato intervento la struttura si doterebbe di un sistema di parcheggi attualmente inesistente».

Per quel che riguarda poi il numero dei posti letto, su cui pure il Consiglio comunale non aveva nascosto le proprie perplessità, si «sconta - obietta il Tar di Lecce - un evidente profilo di illegittimità e di illogicità-irrazionalità. Di illegittimità, in quanto è la legge regionale che considera di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità “gli interventi edilizi finalizzati al potenziamento e alla riorganizzazione di strutture ospedaliere nonché altre strutture sanitarie, pubbliche o private”». Dunque, l’aumento dei posti letto, in quanto contribuisce significativamente al «potenziamento e riorganizzazione della struttura sanitaria», «è - si riporta testualmente dalla sentenza del Tar - valutato positivamente dalla legge». Per i magistrati, inoltre, è di tutta evidenza che l’aumento dei posti letto determina un significativo ed immediato miglioramento delle condizioni di soggiorno e permanenza dei pazienti e del personale, relativamente alla riduzione dei tempi di attesa».

È sempre il Tribunale amministrativo regionale a precisare che spetta al Comune di Taranto in questo caso e non alla Regione Puglia esprimersi sui permessi a costruire in deroga. Peraltro, a dare maggiore forza alle ragioni della clinica, di fatto, c’è un parere del segretario generale di Palazzo di Città dello scorso luglio in cui si assicura che il progetto in questione «non viola alcuno degli standard urbanistici previsti dalla legge». Occorrevano, dunque, motivazioni robuste per sostenere il presunto superamento dei vincoli urbanistici nella delibera di opposizione alla richiesta di ampliamento.

Tra gli altri elementi su cui fondava il «no» del Consiglio comunale, c’era anche la presunta inesistenza del carattere di «pubblica utilità» dell’iniziativa ma, così come ricorda il Tar, la legge considera rientranti in questa tipologia «gli interventi edilizi finalizzati al potenziamento e alla riorganizzazione di strutture ospedaliere nonché altre strutture sanitarie, pubbliche o private», senza riguardo, dunque, alla necessità di demolizione e successiva ricostruzione.

Inoltre, sempre bocciando gli elementi su cui si alimentava il «no» del Municipio, il Tar sottolinea che non vi è prova che la «casa di cura sia interessata dal piano regionale di riordino ospedaliero. Per questo, la relativa censura, oltre che generica, è, ancora una volta, del tutto autoreferenziale».

Infine, sempre a giudizio dei giudici amministrativi, è del tutto irrilevante l’eventuale presenza di personale della clinica in cassa integrazione, «non costituendo questa situazione elemento ostativo all’ottenimento del permesso a costruire in deroga».

In conclusione, per il Tar di Lecce nel «no» all’ampliamento della clinica D’Amore di Taranto «è evidente l’illegittimità, essendo stato emesso sulla base di motivazioni ora generiche, ora irrazionali, ora contrastanti con precise e puntuali previsioni normative».

Dieci mesi fa, per la cronaca, il Consiglio comunale aveva bocciato (6 voti a favore e 13 contrari) il piano di ampliamento della clinica «D'Amore» di viale Magna Grecia 62 (diventata tra le migliori strutture d’Italia per la chirurgia oncologica).

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