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flash mob a martina

«Si fermi la tratta
delle schiave nigeriane»

locandina marcia a martina Franca

di PASQUALE D'ARCANGELO

MARTINA FRANCA - Una catena umana dallo Stradone ai Portici per non abbassare la guardia sulla schiavitù, che vede l’Italia tristemente al terzo posto tra gli Stati Europei, dietro solo Turchia e Polonia, con ben 129.600 casi di schiavitù e tratta umana, tra 167 Paesi, costantemente analizzati e monitorati da Walk Free Fondacion, che negli ultimi quattro anni misura l’indice globale. Sono più di centomila le donne vittime della tratta umana, oggetto di sfruttamento sessuale a fini commerciali quelle presenti nel nostro Paese. Provengono dalla Romania, ma anche dall’Africa-sahariana (anche con casi di schiavitù domestica), ma la maggior parte viene dalla Nigeria, secondo le stime.

Da qui l’iniziativa, slittata dal 23 agosto (causa maltempo), per la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, riproposta stasera dalle ore 18 in piazza XX Settembre, con Salam, che gestisce lo Sprar, sostenuta da Amnesty Taranto, Emergency Valle d’Itria, Hermes Academy, Coop Al Fallah, Centro Mandela, perché il fenomeno è strettamente connesso al problema dei migranti: maggiore è il numero dei drammatici attraversamenti del Mediterraneo, maggiori sono le vittime di schiavitù che salgono su quelle carrette del mare. Far luce su questo fenomeno drammatico può servire a sollecitare un piano d’azione nazionale e un gruppo di azione per sostenere quelle donne, che sono le nuove schiave, ben lontane dagli schiavi africani deportati negli Stati Uniti d’America costretti ai lavori forzati nei campi di cotone, di canna da zucchero o di caffè, dove erano privati per legge della libertà a vita, vivendo la condizione di essere proprietà di qualcuno.

Una giornata dedicata a questo fenomeno dilagante che la scrittrice Igiaba Scego defisse “un cancro che diffonde ovunque le sue metastasi” serve a riprendere consapevolezza quando acquistiamo prodotti come smartphone o pomodori ed ortaggi, ci sono bambini schiavi congolesi costretti a lavorare in miniere per estrarre il cobalto, o africani costretti a lavorare – sfruttati, sottopagati, massacrati di botte, alloggiati in luridi tuguri) nelle nostre campagne. Lo ha testimoniato in quegli stessi giorni Enrica Simonetti, col libro-inchiesta “Morire come schiavi”.
La catena umana fino a piazza Maria Immacolata prevede “fermate” e momenti di riflessione e per ogni tappa l’allestimento di uno spazio, dedicato con cartelli e cartelloni, coi dati sulla schiavitù nel mondo con l’ultimo rapporto di Amnesty sullo sfruttamento della multinazionali dei bambini, dal Congo al Bangladesh, a cura di Hermes Academy, col presidente Luigi Pignatelli che guiderà un reading di letture e poesie, e canti di pace, contro la guerra e la schiavitù sulla falsariga della storia di Kunta Kinte, accompagnato dal gruppo di ballerini di capoeira.

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