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Dopo l'«attentato» a Vespa

L'ombra della malavita
sul business dei vigneti

Le indagini dei Carabinieri dopo i fatti di Lizzano

vigneti carabinieri

LIZZANO -«Nessuna pista è esclusa». Sono lapidarie le parole di uno degli investigatori che sta indagando sul taglio dei ceppi del vigneto di Bruno Vespa nelle campagne di Lizzano.
Nessuna pista è esclusa significa anche che viene presa in esame l’ipotesi della criminalità, come pure quella di un dispetto messo a segno per ragioni private. Ma partiamo dai fatti. Settanta ceppi delle vigne di primitivo di contrada Porvica, a Lizzano, di proprietà del giornalista che da alcuni anni produce vini nella regione, sono stati tagliati nella notte tra venerdì e sabato. Chi maneggiava le forbici era sicuramente esperto di vigna e viticci. I ceppi del Primitivo non sono stati tagliati alla base, come solitamente avviene quando si vuole lanciare un segnale intimidatorio, nemmeno sono stati tranciati i tiranti dei filari della vigna, come accaduto tre anni fa, ad esempio, al vigneto di famiglia del sindaco di Lizzano, Dario Macripò, che subì un attentato simile. Le piante di Bruno Vespa, come dicono da queste parti i contadini, sono state «capitozzate», ovvero recise nella parte alta. Questo consentirebbe di recuperare i grappoli di uva già giunti a maturazione in questi giorni e che era pronti per la imminente vendemmia.
In ogni caso, al di là del punto in cui è stato praticato il taglio sulla pianta, sembra evidente - secondo quanto emerge dai primi accertamenti dei Carabinieri - che possa trattarsi di un avvertimento, forse da parte di concorrenti agricoli, o forse - ed è una delle ipotesi praticate -, da qualcuno che potrebbe essere rimasto deluso per il mancato ingaggio nelle operazioni della vendemmia. In questi giorni, infatti, le aziende agricole prendono il personale a giornata. Manodopera, braccianti che aspettano questo periodo per incrementare le «giornate» e i contributi previdenziali.
L’ipotesi più inquietante resta però quella della mala, che non è esclusa dagli investigatori. Vespa è da alcuni anni nel Tarantino interessato a portare avanti la produzione di vino. In particolare è presente nel versante orientale della provincia tra Manduria, terra del famoso vino Primitivo, e Lizzano. Sino a qualche tempo fa il giornalista aveva dei vigneti in affitto, da quest’anno, invece, ha acquisito anche dei vigneti ed una masseria annessa per la quale ha presentato un progetto di ristrutturazione al Comune di Manduria ora in fase di valutazione. Quella del 2016 è la sua prima vendemmia. Ma Bruno Vespa non è l’unico ad aver fiutato l’affare nelle campagne del Tarantino. Il Primitivo fa gola a molti, non solo sulla tavola. Un interesse e un volume di investimenti che potrebbe aver solleticato quel mondo di mezzo, l’humus criminale che, nonostante le innumerevoli inchieste e le operazioni anche recenti delle forze dell’ordine, è difficile da scardinare. La mala potrebbe aver fiutato l’affare. I vigneti di Primitivo a disposizione non sono tantissimi e il mercato che si sta sviluppando intorno alle preziose piante del vitigno autoctono sviluppa cifre a parecchi zeri. E dove circolano i soldi, da queste parti, è facile la mafia ci allunghi le mani.
Del resto lo stesso Bruno Vespa, nelle sue dichiarazioni a caldo, l’altro ieri ci era andato giù pesante. «La Puglia - aveva detto il giornalista - ha dato il benvenuto alla mia prima vendemmia nella vigna di Lizzano acquistata lo scorso anno. Si tratta evidentemente di opera di piccoli mafiosi locali. Ma stiano pur sicuri che non mi lascio intimidire». Parole chiare per rispondere a muso duro ad un modo palesemente tutto mafioso di «segnare» il territorio.

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