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Chiuse le indagini

Ilva, ci sono quattro indagati
per la gestione della discarica

Ilva

L'Ilva

TARANTO - I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di finanza di Taranto, su delega del pm della procura ionica Lanfranco Marazia, hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini a quattro direttori pro-tempore dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto e all’Ilva in amministrazione straordinaria per reati ambientali riferibili, specificamente, all’ipotesi di illecita gestione di una «discarica di rifiuti speciali, pericolosi ed ecotossici (classificati HP14 ai sensi del Regolamento 1357/2014 Ue), solidi e liquidi, rinvenuti in un’area interna all’opificio di circa 2.000 metri quadrati».

L’attività è stata sviluppata successivamente al sequestro di cinque vasche di raccolta di liquidi e solidi provenienti dall’impianto di laminazione dell’acciaio denominato Slabbing1 - Bra1, dismesso negli anni 1983-1984, contenenti circa 2.000 metri cubi di rifiuti oleosi contraddistinti dal codice Cer 160708; 33 bulks da 1.000 litri ciascuno contenenti rifiuti liquidi oleosi, in parte classificati come quelli precedenti; 30 sacconi in materiale sintetico contenenti rifiuti solidi dichiarati come «scarti della rottamazione» di tubazioni di gas coke, rimossi nello stesso stabilimento.

Per il reato di gestione non autorizzata di una discarica di rifiuti speciali, pericolosi ed ecotossici, è «ravvisabile la responsabilità amministrativa di Ilva in amministrazione straordinaria, in aggiunta alla responsabilità penale di quattro direttori pro-tempore dello stabilimento siderurgico di Taranto, le cui condotte illecite hanno comunque prodotto vantaggi alla stessa società». Lo precisano i finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Taranto, che hanno proceduto alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini.

Nonostante l’Ilva in amministrazione straordinaria «da circa 4 mesi abbia richiesto ed ottenuto - aggiungono le Fiamme gialle - autorizzazione ad eseguire la bonifica dell’area in sequestro, al momento la stessa non è stata ancora avviata». I reati contestati sono quelli di stoccaggio non autorizzato e abbandono continuato di rifiuti speciali pericolosi; gestione di discarica non autorizzata di rifiuti speciali pericolosi; violazione della disciplina sul trattamento delle acque meteoriche di dilavamento; miscelazione clandestina di rifiuti; omessa bonifica delle aree in sequestro contestato all’attuale direttore di stabilimento.

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