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Diversi i sequestri di mitili non controllati

Chiedevano pizzo ai mitilicoltori
13 persone arrestate a Taranto

Ordinanza della Regione Puglia no al prelievo di cozze a Taranto nel primo seno del mar Piccolo

TARANTO - Tredici persone (5 in carcere e otto ai domiciliari) sono state arrestate in una operazione congiunta dai carabinieri e dalla guardia costiera di Taranto per estorsioni ai danni di mitilicoltori e ricettazione di prodotti ittici non controllati che venivano messi in commercio. Nel capoluogo ionico vige il divieto di prelievo e movimentazione del primo seno del mar Piccolo per la presenza oltre la soglia consentita di diossine e Pcb, mentre è sicuro il prodotto allevato nel secondo seno del mar Piccolo e in mar Grande.

Nel corso delle indagini, durate alcuni mesi, sono stati diversi i sequestri di mitili non controllati. L’altro filone dell’indagine riguarda la richiesta di pizzo ai mitilicoltori della città vecchia.

Cinque arrestati rispondono di associazione per delinquere dedita alle estorsioni nei confronti di allevatori di cozze nel Mar Piccolo e nel Mar Grande. Le indagini, avviate nel 2014 dai carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo e dalla Capitaneria di porto di Taranto e coordinate dalla Procura, hanno permesso di denunciare complessivamente 23 persone e delineare un collaudato meccanismo di imposizione di 'guardiania fittizià sulle coltivazioni di mitili, i cui operatori che non soggiacevano al gruppo criminale subivano danneggiamenti e furti.

Il prodotto, secondo quanto riferito dagli investigatori, veniva poi immesso sul mercato grazie a commercianti compiacenti, che evitavano gli obbligatori controlli igienico-sanitari, vendendo anche i 'datteri di marè, molluschi di cui è vietata la pesca per il rilevante danno all’ambiente marino che ne viene procurato. L’attività investigativa è stata supportata da riprese eseguite con potenti teleobiettivi e da registrazioni audio captate con microfoni collocati anche a bordo di imbarcazioni.

Ha precedenti per associazione mafiosa Damiano Ranieri, di 50 anni, il pregiudicato che avrebbe capeggiato l’organizzazione criminale. I provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal gip Giuseppe Tommasino su richiesta del sostituto procuratore Giovanna Cannarile. Di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni rispondono Damiano Ranieri (che avrebbe taglieggiato gli operatori del mar Piccolo), il fratello 36enne Giovanni (estorsione ai mitilicoltori del mar Grande), il 50enne Cosimo Blasi, e suo figlio Nicola, 32enne (che collaboravano alla riscossione del pizzo). Un altro uomo, Massimo Ranieri, di 41 anni (fratello di Damiano e Giovanni), è stato invece attinto da autonoma ordinanza cautelare in carcere emessa dallo stesso gip per minaccia aggravata nei confronti di un operatore ittico che aveva cercato di affrancarsi con i propri colleghi dal giogo estorsivo, promuovendo un servizio di guardiania sugli impianti di coltivazione.

Le altre contestazioni riguardano l’immissione sul mercato di prodotti ittici non controllati. Ai domiciliari sono finiti otto commercianti accusati di essersi approvvigionati di frutti di mare dal sodalizio, per poi rivenderli, in assenza delle procedure a tutela della salubrità degli alimenti: il 44enne Massimo Russo, il 51enne Domenico D’Arcante, il 57enne Giuseppe D’Arcante, il 30enne Salvatore D’Oronzo, il 25enne Angelo Blasi, il 38enne Antonio De Giorgio, il 60enne Michele De Giorgio e il 32enne Christian Morrone. Sono stati denunciati a piede libero un sommozzatore che raccoglieva datteri di mare, deturpando il fondale marino e 9 acquirenti per la pesca vietata.

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