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inquinamento

Sebastio agli studenti
"E' un dovere lottare
per la propria terra"

L'ex procuratore di Taranto capo dell'ufficio giudiziario che ha messo sotto inchiesta l'Ilva del Gruppo Riva per disastro ambientale ha accettato l'invito dell'istituto Perrone di Castellaneta

Franco Sebastio

TARANTO - “No, non ho mai avuto la tentazione di scappare da Taranto. Ho deciso di restare e se tornassi indietro lo rifarei. Non si dovrebbe mai scappare. Lottare per la propria terra è un dovere”.

Franco Sebastio, ex procuratore di Taranto, il capo dell'ufficio giudiziario che ha messo sotto inchiesta l'Ilva del Gruppo Riva per disastro ambientale, ha risposto così a uno studente dell'istituto professionale Perrone di Castellaneta che gli chiedeva se, conoscendo meglio di altri i danni provocati dall'inquinamento delle grandi industrie, non avesse mai pensato di lasciare la sua città. “No, mai” ha risposto l'ex procuratore seccamente.

Dopo essere uscito dalla magistratura alla fine del 2015, Sebastio ha accettato l'invito dell'istituto Perrone per dibattere di “Ambiente, inquinamento, legalità: la lezione del caso Ilva” e stamattina ha incontrato un centinaio di studenti. “Sto diventando un cittadino più libero di esprimere gli opinioni, mi sto adeguando a questa nuova libertà” ha detto l'ex procuratore che ha legato la sua storia giudiziaria soprattutto alle inchieste sull'ambiente.

“Inchieste cominciate a Taranto negli anni Ottanta, la mia prima sentenza di condanna dell'Italsider, oggi Ilva, risale al 1982, ero pretore. Vorrei ricordarlo a coloro i quali dicono che il caso Ilva è esploso troppo tardi. Non è così. Prima dell'inchiesta del 2012 si sono fatti indagini e processi, ma sempre in aule desolatamente deserte. I giornali locali ne parlavano per un giorno, poi finiva tutto. Ricordo, a proposito di ambiente, una inchiesta del 1974, questa a San Pietro Vernotico, dov'ero pretore. Mi occupai di un tratto di mare inquinato da uno scarico delle fogne. Poiché non esistevano leggi che tutelavano l'ambiente, dovetti contestare agli autori di quello scempio ambientale una contravvenzione per la violazione del testo unico per la pesca. Quindi io, come altri colleghi in altre parti d'italia utilizzammo, norme a tutela dei pesci per tutelare le persone”.

Parlando dell'inchiesta Ambiente Svenduto, cioè dell'inchiesta sul disastro ambientale dell'Ilva, Sebastio ha sottolineato come abbia portato alla luce la svendita dell'ambiente di Taranto “a un prezzo vile” e “non c'è stato alcun settore della vita sociale – giornalistico, sindacale, politico, religioso – che non sia stato intaccato dalle indagini, senza ovviamente voler generalizzare”.

In quanto all'intervento del governo per salvare Ilva, Sebastio ha rilevato che la decretazione di urgenza ha creato una situazione paradossale per cui “più grosso è l'impianto industriale e più attenuata è la norma”. Infine la vendita da parte dello Stato dell'Ilva e quindi del centro siderurgico di Taranto – formalmente ancora di proprietà della famiglia Riva - sulle cui procedure Sebastio ha espresso dei dubbi. “La vendita molto chiara non mi sembra. Un impianto del genere può essere sottoposto a espropriazione per pubblica utilità previo pagamento di una indennità. Oppure, in presenza di uno stato di decozione, si può procedere con il fallimento e il ricavato dei beni venduti viene utilizzato per pagare i debiti. Mi sembra che in questo caso non si sia seguita nessuna delle due ipotesi e si configuri un terzo tipo di procedura prevista dalle ultime leggi. Questa linea mi lascia molto perplesso, a me quantomeno non è chiara”.

Nel corso dell'incontro ha preso la parola Vincenzo Baio, ex assessore all'ambiente del Comune di Taranto, medico del quartiere Tamburi di Taranto, il quartiere dell'Ilva, sottolineando i disagi e le sofferenze fisiche della popolazione a diretto contatto con il centro siderurgico. Il dibattito è stato preceduto dalla proiezione di “Thriller”, cortometraggio del registra Giuseppe Marco Albano, dedicato all’Ilva che lo scorso anno si è aggiudicato il David di Donatello. Era presente Francesco Lomagistro, pugliese di Laterza, che ha lavorato al cortometraggio come aiuto regista.

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