Mercoledì 20 Giugno 2018 | 03:27

Documento sarà pubblicato a breve nella Gazzetta Ufficiale europea

Ilva, dall'Ue ok agli aiuti
ma solo per l'ambiente

La Commissione Ue «non intende opporsi ad eventuali azioni immediate che le autorità italiane ritengano necessarie e urgenti per tutelare la salute dei cittadini (...) nella città di Taranto»

Ilva

L'Ilva

ROMA - Le misure ambientali «urgenti e necessarie» per «porre rimedio all’inquinamento esistente» nella zona di Taranto e nel sito Ilva, eventualmente supportate da finanziamenti pubblici, non sono da considerarsi aiuti di Stato illegali. Lo afferma la Commissione Ue nel rapporto datato 20 gennaio 2015 e visionabile sul sito della direzione Concorrenza. Intanto in una lettera al suo direttivo, il direttore generale di Eurofer sottolinea che nel rapporto della Commissione si evidenziano i rischi per chi vincerà la gara per l’acquisizione dell’Ilva di dover restituire eventuali finanziamenti se questi saranno considerati aiuti di Stato illegali.
«Alla luce dell’emergenza ambientale e sanitaria» in cui versa la zona di Taranto «la Commissione non intende opporsi ad eventuali azioni immediate che le autorità italiane ritengano necessarie per tutela la salute dei cittadini» si legge nel rapporto.

Pertanto la decisione della Commissione di aprire la procedura per presunti aiuti di Stato illegali all’Ilva «non osta all’eventuale sovvenzionamento pubblico delle spese per gli interventi di decontaminazione del sito dell’Ilva e delle aree circostanti». Tali aiuti, però, sono ammessi dalla Commissione solo «nella misura in cui tali interventi siano urgenti e necessari per porre rimedio all’inquinamento esistente e per garantire la salute pubblica nella città di Taranto» in attesa che «venga individuato il responsabile dell’inquinamento, secondo gli standard previsti dalla normativa in vigore».

La Commissione riconosce che «lo Stato italiano si sta giustamente attivando per garantire che l’inquinamento accumulato non nuoccia alla salute dei cittadini e all’ambiente" e però aggiunge che quando i Giudici individueranno il responsabile dell’inquinamento «quest’ultimo dovrebbe, conformemente al principio 'chi inquina pagà, rimborsare con gli interessi gli importi spesi dallo Stato per interventi di decontaminazione.

Preoccuperà invece i sindacati il passo in cui la Commissione osserva che il fatto di preferire (nella scelta dell’acquirente del gruppo Ilva) «l'azienda che garantirà la continuazione" della produzione e i «posti di lavoro», come previsto dal bando: questo aumenta il rischio di dover, eventualmente, restituire gli aiuti di Stato ricevuti, perché i due elementi aumentano «il rischio di continuità fra l’Ilva» e la nuova azienda che ne gestirà gli attivi.

La procedura contro il salvataggio dell’Ilva è stata avviata nel 2014 - si legge nel rapporto - da due «imprese concorrenti che desiderano che la loro identità non venga divulgata». Secondo indiscrezioni potrebbero essere la tedesca Tyssenkrupp e la britannica Tata Steel. Contro le misure adottate dall’Italia per rilanciare la prima acciaieria d’Europa sono arrivate poi le denunce formali della Wirtschaftsvereinigung (la federazione tedesca dell’acciaio) e quindi di Eurofer (associazione europea della siderurgia). La British Steel Association «ha espresso il proprio sostegno ai due denuncianti».

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