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Terminate le udienze all’Aja

Marò, l'India apre uno spiraglio
«Dateci garanzie su Girone»

«Il marò torni a Delhi se riconosciuta giurisdizione indiana»

«Marò, ci sono presupposti per il rientro di Girone in Italia»

Massimiliano Latorre (a sinistra) e Salvatore Girone

L’AJA - Al termine di due giorni di duri botta e risposta tra Italia e India, nelle udienze davanti al Tribunale arbitrale dell’Aja, si intravede uno spiraglio per il marò Salvatore Girone, da quattro anni in libertà vigilata a New Delhi.
Nelle sue ultime dichiarazioni in aula, l’agente del governo indiano, la signora Neeru Chadha, ha ribadito di non voler lasciarlo rientrare in Italia in attesa della fine dell’arbitrato (prevista tra altri 3-4 anni). Ma se il Tribunale arbitrale dovesse proprio accogliere la richiesta di misure provvisorie a sua tutela avanzata dal governo italiano, Delhi ha chiesto che «lo stesso Tribunale stabilisca delle garanzie sulla presenza» del Fuciliere in India, qualora le fosse riconosciuta la giurisdizione e si aprisse un processo a suo carico.
A smuovere le acque nel tardo pomeriggio di oggi, è stata una domanda posta al team indiano dai cinque giudici arbitrali, poco prima dell’ultima replica indiana: «Cosa sarebbe accettabile per l'India?». Che il governo indiano cercasse «garanzie» su un eventuale ritorno di Girone a Delhi, era già emerso nell’udienza di ieri e nelle Osservazioni scritte depositate al Tribunale lo scorso febbraio.
Tanto da far ripetere più e più volte - e «in modo solenne» - all’agente del governo italiano, l’ambasciatore Francesco Azzarello, e al suo team legale, che l’Italia rispetterà "qualsiasi decisione prenderà il Tribunale arbitrale» in merito a Girone. Compresa, si intende, quella di riportarlo a Delhi se dovesse chiederlo l’ordine conclusivo dell’arbitrato e, a questo punto, anche le eventuali garanzie.
Nella sessione della mattina, anche l’avvocato del collegio di difesa italiano, il britannico Sir Daniel Bethlehem, si era rivolto ai giudici chiedendo: «Questo Tribunale considera affidabile, di fatto e di diritto, l’impegno dell’Italia a restituire Girone all’India, se questo fosse richiesto dal Tribunale stesso?». «Se sì - aveva concluso - le misure provvisorie che l’Italia richiede sono sia appropriate che necessarie».
«Da parte nostra, riteniamo che le nostre argomentazioni siano assolutamente fondate e abbiamo piena fiducia nel Tribunale arbitrale», ha commentato a fine giornata Azzarello.
Resta da capire quale tipo di garanzie i giudici potrebbero decidere di inserire nella loro sentenza, attesa non prima di un mese. Ieri sempre Bethlehem aveva invitato il Tribunale a valutare la possibilità di «imporre condizioni» al rientro di Girone, come il ritiro del suo passaporto o il divieto di andare all’estero senza un preciso permesso. Ma ora ogni decisione è nelle mani del collegio arbitrale.
Nel frattempo Massimiliano Latorre, l’altro Fuciliere accusato di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati il 15 febbraio 2012 al largo del Kerala, attende in convalescenza a Taranto l’udienza della Corte Suprema indiana sul permesso, concessogli dopo un ictus, in scadenza il prossimo 30 aprile.

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