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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 01:44

Vertenza Isolaverde il giudice dice sì ai pignoramenti

Vertenza Isolaverde il giudice dice sì ai pignoramenti
FABIO VENERE
TARANTO - Una tegola su Taranto Isolaverde. Forse, un colpo di grazia. Ieri mattina, da quel che risulta alla Gazzetta, il giudice della terza sezione civile del Tribunale di Taranto, Luciano Cavallone, ha accolto le richieste di pignoramento presentate dai primi lavoratori (24) per un importo complessivo che oscilla intorno a quota 80mila euro. Non solo, il magistrato ha anche disposto l’utilizzo di tutte le somme disponibili, anche di quelle derivanti da un finanziamento regionale. Ora, l’Amministrazione provinciale dovrà pagare entro i prossimi quindici giorni e tra una settimana altri quaranta richieste di pignoramento rischiano di diventare definitive.

Alla vigilia di quest’attesa decisione (l’esito della sentenza era praticamente scontato), in Provincia, infatti, si sperava che il Tribunale non consentisse di impiegare anche le somme derivanti dai proventi del censimento degli scarichi idrici. Ed invece, i creditori (soprattutto lavoratori ma anche qualche fornitore) potranno aggredire, come si dice in questi casi, tutto il budget disponibile. Il riferimento, in particolare, è alle 120mila euro derivanti da alcune fatture giacenti ed ai 350mila euro corrisposti all’azienda per aver eseguito il progetto regionale sul censimento degli scarichi idrici.

Intanto, se il numero dei pignoramenti sta lievitando quello dei decreti ingiuntivi ha superato già quota 190. E la decisione del giudice crea, di fatto, un precedente che potrebbe mettere presto (molto presto) l’azienda senza alcuna liquidità. Senza quei soldi in cassa, infatti, la società partecipata della Provincia di Taranto non potrà pagare la prima rata del piano di rientro aperto con l’Inps per i contributi previdenziali non pagati. Il debito con l’istituto previdenziale ammonta ad 1 milione di euro e questa situazione di passività non ha fatto ottenere il Documento unico sulla regolarità contributiva (Durc). E senza questo documento che attesta il pagamento dei contributi revidenziali ai dipendenti, un’azienda non può ottenere risorse da un ente pubblico. Per questo, la società presieduta da Mimmo Rochira aveva preso contatti con l’istituto di previdenza per pagare a rate il debito maturato. La prima quota da versare, però, ammonta a 70mila euro e naturalmente nel caso in cui tutti i soldi si esaurissero per pagare i creditori che hanno chiesto ed ottenuto il pignoramento non ci sarebbero le risorse per pagare la prima rata. E il Durc così resterebbe negativo. Come se non bastasse, inoltre, entro il 20 dicembre bisognerà pagare al fisco anche l’Iva che ammonta a 210mila euro.

A questo punto, nelle prossime ore, e magari già entro la giornata di lunedì, l’ufficio legale della Provincia dovrà cercare delle soluzioni (se percorribili) per evitare che alla fine vengano pagati (interamente peraltro) solo una parte dei lavoratori - creditori e non, invece, tutti gli altri che magari non hanno fatto ricorso alle vie legali. Ovviamente, il tempo stringe e bisogna intervenire (sempre che ci siano i margini) prima che il decreto ingiuntivo si trasformi in pignoramento delle somme.

Altrimenti, con le ultime somme residue bloccate dai pignoramenti, con un debito complessivo ormai salito a 4 milioni di euro, con il documento sulla regolarità contributiva negativo da mesi e (soprattutto) con i lavoratori che attendono nove mesi di stipendio, l’azienda rischierebbe davvero di imboccare un tunnel senza via di uscita. 

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