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Martina, il mercato natalizio fa flop: Santa Claus in «fuga» al suo posto panini e salsicce Diluvio su Facebook: «Vergogna»

Martina, il mercato natalizio fa flop: Santa Claus in «fuga» al suo posto panini e salsicce Diluvio su Facebook: «Vergogna»
«Santa Claus per motivo di ordine pubblico sarà in città e la casa sarà temporaneamente chiusa». Questo il deludente cartello che si sono ritrovati in tanti giunti a Martina Franca per il mercato natalizio, ritrovandosi in una bolgia infernale a causa di una macchina impreparata ad accogliere un fiume umano. Un esefcito di bimbi delusi, o forse, illusi di vedere Babbo Natale e la sua casa ritrovandosi davanti a una porta sbarra e un cartello. Una sequela di disservizi di delusioni di una sagra più gastronomica che dal sapore natalizio. Sui social non si contano le proteste per una organizzazione definita «pessima» e per un servizio d'ordine che poteva mettere a rischio l'incolumità di decine di migliaia di persone giunte da ogni parte della Puglia.

Una confusione in cambio di poche decine di posti letto sull’altare della delocalizzione del turismo, piazzando magari un fornello con le salsicce davanti alla monumentale Basilica di San Martino e una friggitrice di patatine e di pettole per Santa Cecilia davanti alla monumentale facciata di Palazzo Ducale, dopo aver trasformato piazza Roma e piazza Plebiscito in due simboliche piazze del riuso alla faccia degli stessi regolamenti per i dehors.

Vince la confusione, dunque, e perde l’accoglienza: è la facile sintesi per interpretare la protesta di chi ha visto il ripetersi della “sagra d’autunno”, che forse ha permesso ad una quarantina di prodotti eno-gastronomici un budget di panini e prodotti da “stret food” per 300mila euro complessivi in tre giornate, paralizzando la città, raccogliendo lamentele di ogni genere (dalle code sulla statale 172 ai maleodoranti fumi della ribattezzata piazza della carne con la statua di Padre Pio), critiche ai servizi di Protezione civile bloccati agli imbuti dello struscio e alle code lunghissime per il “selfie” con Santa Claus che ha chiuso casa e se ne è andato. “Mamma voglio fare pipì?”, agli angoli delle strade, anziché nei bar e negli esercizi che restano aperti per aver dimenticato nella concessione i bagni chimici da fittare. Risultato: sono anche scoppiate le fogne con interventi solo di mattina. La folla infatti ha reso impossibile anche questo.

L’accoglienza è solo un esercizio virtuale, come ormai si assiste da alcuni anni con ipocrite comunicazioni propagandistiche in una città che dopo aver incoraggiato una scuola superiore per il turismo, ora sembra voler salvare l’autonomia e la tutela di qualche cattedra con un corso per odontotecnici, visto che mettere i denti è senz’altro più redditizio che far masticare cibo da strada. La stessa città che ora insegue progetti da meno di 40mila euro da gestire, perché rimangano tali, piuttosto che guardare con fiducia alla ripresa di un settore da aiutare a consolidarsi con servizi veri e concreti. Ma anche a valorizzare il vastissimo patrimonio rurale, a caccia di risorse comunitarie, piuttosto che nuovi cumuli di cemento, piuttosto che accogliere la stessa gente “mordi e fuggi” con guide turistiche e accompagnatori, che magari stanno nei pacchetti di alberghi, masserie, agenzie di trasporti, dove tracciare una strada per un lavoro di giovani esperti per queste attività, lasciate a spontanei accompagnatori di giornata che come le ragazze che lavano le scale sono considerati fantasmi nei processi di sviluppo e di inclusione.

Da una quindicina di anni l’originaria Ghironda tra i vicoli del centro storico ha richiamato con la musica migliaia di persone che non avevano gli ostacoli delle bancarelle-stand che occupano spazi pubblici, creando pericolosi imbuti per borsaioli e maniaci nello “struscio” affollato, oltre a togliere spazio ai parcheggi, già pochissimi per il centro storico, senza gli eventi affollati. Eppure quella manifestazione che procurava affollamenti e disagi alla vivibilità è stata messa fuori, malgrado con un gruppo di simpatici e sorridenti ragazzini faceva accoglienza, fornendo informazioni e anche raccogliendo fondi per la solidarietà.

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