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Taranto, filmano prof sospesi tre studenti

Taranto, filmano prof sospesi tre studenti
di Maria Rosaria Gigante

TARANTO - È accaduto anche a Taranto. Dopo il caso verificatosi in una scuola media torinese dove 22 alunni sono stati sospesi per esser sorpresi ad aver filmato e messo alla berlina i propri docenti facendo circolare le immagini su WhatsApp, anche in una scuola media tarantina tre studenti vengono sospesi per aver fatto altrettanto. Ma, a differenza della scuola settentrionale, dove i genitori non hanno gradito l’arbitrarietà del sequestro dei telefonini, la visione di immagini e quant’altro da parte dei docenti e i provvedimenti disciplinari inflitti (comportamento contrapposto al richiamo ad percorso di corresponsabilità educativa invocato dalla dirigente scolastica), da noi non si ha notizia di quale sia stato il comportamento dei genitori. Accade, però, nonostante norme ben precise, che sempre più frequentemente smartphone e cellulari vengano usati arbitrariamente ed impropriamente nelle aule scolastiche, con conseguenze neppure immaginabili per gli ignari autori di immagini letteralmente “rubate” a scopi che di educativo non hanno nulla. E con grandi disagi per gli stessi operatori scolastici.

Anna Paola Lacatena (sociologa presso il Dipartimento di dipendenze patologiche anche comportamentali, dell’Asl jonica), un fenomeno sempre più dilagante, dunque…

«Sicuramente i ragazzi utilizzano soprattutto WhatsApp e i gruppi di Facebook perché ritengono di filtrare meglio. E’, comunque, tutto collegato alla società dell’apparire, o meglio del pensare ed esistere attraverso l’apparire. Per molti è un modo per affermare anche la propria identità, il proprio essere e la propria appartenenza al gruppo. E sappiamo bene quanto l’appartenenza al gruppo sia fondante nella fase dell’adolescenza. Riprendere le immagini è un modo di dire che questa cosa l’ho fatta per davvero. E’ chiaro che, lì dove non ci sono più filtri della difesa di certi aspetti come il pudore e di certi aspetti intimi, si finisce però con l’esporsi a situazioni che fanno diventare più fragili e vulnerabili. Inoltre, mi pare che i ragazzini in qualche modo enfatizzino i modelli passati dal mondo degli adulti».

Certo, nella scuola, molto si gioca sul rapporto scuola-famiglia, sulla corresponsabilità educativa…

Io credo che la scuola sia stata troppo investita dell’aspetto educativo. E’ vero, alla scuole compete, ma fino ad un certo punto. Mi pare ci sia stata, invece, una delega non dico totale, ma consistente, spuntando tra l’altro anche le armi perché, se un dirigente scolastico prende una decisione, gli ritorna il risentimento dei genitori. Ed, allora, come si vuole che la scuola educhi se poi non può muoversi più di tanto? E’ davvero un sistema schizofrenico questo anche per i ragazzi. Occorre, invece, una vera alleanza educativa.

La scuola deve, quindi, punire, sospendere, prendere provvedimenti?

Un sistema educativo prevede certamente la sanzione, ma anche il rinforzo positivo e gli spazi dove poter discutere del perché di quella sanzione, prevede un accompagnamento rispetto a modelli comportamentali di rispetto per gli altri, e di rispetto per la diversità e l’opinione altrui. E’ un po’ come quando in famiglia il padre assente all’improvviso si risveglia, picchia i figli e pensa di fare il padre in quella maniera. Occorre dare continuità e coerenza, altrimenti neanche quello è un atto educativo.

Come istituzione, ricevete richieste di aiuto?

Certo, nel tempo questa cosa sta crescendo moltissimo e ci pervengono richieste anche da altri territori. Abbiamo, ad esempio, creato un gruppo di confronto tra ragazzi che ci vengono segnalati dalla Prefettura. Bene, molte volte continuano a venire anche se hanno completato il numero di incontri previsti. Lo fanno perché magari hanno trovato l’opportunità di confrontarsi col gruppo di pari. Ci rendiamo così conto che il mondo degli adulti è spesso assente. Credo per questo che ci sia la necessità di gruppi di parola anche per i genitori. Ci sono così tanti fenomeni che si manifestano non proprio come dipendenze, ma come modalità, tappe di un meccanismo di crescita di persone che vanno aiutate e guidate.

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