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Isolaverde, arrivano i 231 licenziamenti si cerca ultima chance

Isolaverde, arrivano i 231 licenziamenti si cerca ultima chance
FABIO VENERE
TARANTO - Vertenza Taranto Isolaverde, i licenziamenti non possono slittare e intanto la parola va alla Regione. Venerdì prossimo, in Prefettura, a partire dalle ore 9, ci sarà un incontro con i vertici della Provincia, quelli della società posta in liquidazione, le organizzazioni sindacali, il prefetto Umberto Guidato e l’assessore regionale al Lavoro ed alla formazione professionale, Sebastiano Leo.

Quello di rivolgersi alla giunta Emiliano appare forse l’ultimo tentativo in ordine di tempo prima di far calare il sipario sulla società e, purtroppo, sul futuro di una parte dei dipendenti. Il 25 novembre scadono infatti i termini (ma è probabile che slittino al 30 ma solo per farli coincidere con la fine dei contratti di solidarietà) per far diventare esecutivi i 231 licenziamenti collettivi. Del resto, nel recente confronto avuto con i sindacati, la liquidatrice dell’azienda (Eliana Tazzoli è subentrata nel ruolo al dimissionario Giovanni Quero) ha negato un’ulteriore proroga. Salvo imprevisti e clamorosi colpi di scena, secondo quanto riferito dalla liquidatrice della società, non ci sono dunque assolutamente le condizioni per rinviare l’esecutività dei licenziamenti. Se questo accadesse, inoltre, verrebbero compromessi i residui posti di lavoro che, invece, potrebbero essere salvati in seguito all’approvazione del piano industriale. Proroga impossibile, ha sottolineato Tazzoli, anche in considerazione degli unici atti compiuti dalla Provincia che, si legge nel verbale redatto al termine della riunione, «consistono esclusivamente nella revoca degli affidamenti in essere, tranne per quelli degli impianti termici per i quali manca, però, ancora una convenzione». Tradotto: i licenziamenti non si possono evitare anche perché l’Amministrazione provinciale, socio unico dell’azienda, ha revocato gli affidamenti dei servizi che erano stati in passato assegnati. L’Amministrazione Tamburrano, a sua volta, ha progressivamente diminuito sino a revocarli i contratti in corso perché ha subìto tagli governativi rilevanti che, solo quest’anno, hanno superato i 19 milioni euro.

Senza appalti, con un capitale sociale ormai ridotto a 50mila euro, con il Durc negativo (Documento unico di regolarità contributiva) a causa di contributi non versati e di un deficit pesante (passivo di 1,4 milioni nel 2014 e nel 2015 potrebbe aumentare sensibilmente), Taranto Isolaverde sta quindi per essere inghiottita dalla palude. Sarà la Regione Puglia a salvarla in extremis ed a trascinarla su una strada più sicura? Difficile. Sinora dagli uffici regionali c’è stato il via libera allo spostamento di 950mila euro dal parco delle Gravine alla pulizia di strade provinciali e, più di recente, lo sblocco di una parte dei finanziamenti (350mila euro) per il censimento degli scarichi idrici. Che sarebbe dovuto servire - ma questo ancora non è avvenuto - a pagare almeno due dei sette mesi di stipendi arretrati ai 231 lavoratori. Per il resto, difficilmente da Bari potrebbero essere lanciate altre ciambelle di salvataggio. Certo, è probabile che nella nuova programmazione comunitaria ci sia qualche spazio per Isolaverde ma i tempi affinché quest’ipotesi si realizzi non sono assolutamente brevi. Un anno almeno. A meno che, e sarebbe forse questa l’unica svolta, la Regione Puglia non finanzi il progetto per la difesa del suolo da 3,6 milioni presentato dalla Provincia nella scorsa primavera e su cui è calato un silenzio assordante. In mancanza di novità o, meglio ancora, di certezze, non ci sarà più altro tempo a disposizione.

I granelli della clessidra capovolta, ormai da tempo, sul tavolo delle istituzioni stanno per scivolare tutti. Ed a quel punto i licenziamenti diventeranno definitivi e verrà varato un piano industriale che, nella migliore delle ipotesi, darà un nuovo lavoro a 130-140 dipendenti su 231. Di questi, 53 dovrebbero essere impiegati nella verifica e controllo degli impianti termici (il numero degli addetti sembra essere progressivamente aumentato da 25 a 35 e poi ancora a 53 anche grazie all’incremento del tributo provinciale), 18 nel settore delle pulizie, 28 (nel successivo quadriennio) dovrebbero andare in pensione e (circa) 50 potrebbero impiegati nella manutenzione di scuole e strade. Per chi perderà il lavoro, invece, scatteranno i benefici della nuova «Naspi» governativa. Ovvero, un sussidio per due anni. Poi, la fine.

Questa è la cruda, amara fotografia di Taranto Isolaverde e dei suoi lavoratori. Che, con grande dignità, vivono (anzi sopravvivono) da sette mesi senza stipendio.

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