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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 11:11

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»
BARI - Sull’Ilva la Regione Puglia adotterà la «stessa logica che utilizza la Magistratura. Non si può chiudere la fabbrica, ma c’è un organo ispettivo, l’Arpa Puglia, che è in grado di comunicare al Governo se può proseguire o no. Gli otto decreti varati finora sul siderurgico sono una cosa sconvolgente dal punto di vista giuridico». E poi i commissari dell’Ilva che sì, «sono supermanager, ma che c’entrano con l’acciaio?», «l’operazione verità» da fare dentro la fabbrica, la conferma che «non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva», l’idea di una produzione industriale «con tecniche diverse».

Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, del Pd, interviene a tutto campo sulla vicenda del siderurgico ospite del convegno «Ilva e sistema impresa in Puglia» organizzato a Bari da Forza italia. All’incontro sono intervenuti, come relatori, anche Francesca Franzoso consigliere regionale, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Valerio Elia, docente di Ingegneria economica dell’Università del Salento, e Luigi Vitali commissario regionale del partito di Berlusconi. Ha moderato l’incontro il giornalista della «Gazzetta», Franco Giuliano.

«Al momento - dichiara Emiliano - non abbiamo notizie chiare di ciò che avviene dentro l’Ilva. Il presidente della Regione non sa dove andare a parare in una vicenda così complessa. Quando avremo cognizione esatta di ciò che è accaduto, quando applicheremo alla nuova fabbrica i sensori e sapremo che la pericolosità è cessata, potremo rispondere alla domanda sul futuro dell’Ilva. Se dovessimo cominciare a controllare in modo severo, così come faremo tra poco ho impressione che, allora, il re è nudo» aggiunge Emiliano, che annuncia anche le nuove nomine al vertice dell’Arpa Puglia (il mandato del dg Giorgio Assennato è in scadenza dopo dieci anni).

«L’Ilva, dal punto di vista imprenditoriale - spiega il governatore - si sta spegnendo visto che con la gestione commissariale perde 50 milioni al mese. Quando ho detto che l’azienda va subito riconsegnata a professionisti dell’acciaio è chiaro che ho fatto arrabbiare qualcuno».

Insomma, la questione è complessa ecco perché - va avanti Emiliano - bisogna «provare a fare un’operazione verità che aiuti il Governo. Ci sono dati epidemilogici pesanti e rischi che vengono dall’Unione Europea per le infrazioni ambientali. E se ci si dovesse accorgere che il miliardo e 200 milioni, quelli sequestrati ai Riva e oggi in Svizzera, non possono essere utilizzati perché sarebbero aiuti di Stato? E’ evidente che bisogna fare attenzione».

Poi Emiliano va ancora a raffica sui commissari: «Sono supermanager, ma cosa hanno a vedere con un settore strategico come l’acciaio?». «Bisogna spiegare ai commissari - incalza il governatore della Regione Puglia - che non si possono prendere gli ex direttori dei giornali e metterli a capo del personale. Mica si possono buttare dentro le persone come si buttavano dentro l’Amtab di Bari».

Quindi sul lavoro della Magistratura: «Non si può chiedere di adeguare l’azione penale all’economia. Su questo ci hanno fatto la settimana scorsa un convegno qui a Bari. Non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva. Il loro compito è neutro. Sarebbe mostruosa una magistratura politicamente orientata».

E infine, sulla possibilità in futuro di produrre con tecniche nuove, passando al preridotto del minerale di ferro al posto del coke, Emiliano afferma: «Potrebbe essere un’idea e, a quanto mi risulta, è nella testa del Governo». Un’ipotesi di riconversione, questa, avanzata dalla Franzoso a cui Emiliano dice: «Condivido dalla prima all’ultima parola il discorso della consigliera. E so che dicendolo non ti faccio un favore».

Franzoso, nel suo intervento, richiama gli studi sul ciclo produttivo introdotti dall’ex commissario Enrico Bondi «capaci di modificare la struttura produttiva, in grado di mantenere inalterata la produzione e abbattere in modo incisivo e definitivo le emissioni industriali ben al di sotto del limiti di legge, introducendo il preridotto del minerale di ferro nel processo fusorio di altoforno e acciaieria».

«Serve subito - aggiunge Franzoso - una soluzione per il recupero dei 2 miliardi e mezzo di debiti lasciati dai commissari senza i quali molte aziende collaterali a ilva non avranno futuro».

Franzoso quindi definisce l’Ilva di oggi un «gigante senza testa» ed infine aggiunge che «è necessario che nella cabina di regia della crisi ci siano persone competenti a determinare gli obiettivi definiti dal Governo. Non supermanager prestati temporaneamente alla politica, ma persone di comprovata esperienza. Obiettivi chiari e funzionali alla salvaguardia dell’impresa pienamente ecocompatibile, così da trasferirli in un piano industriale che trovi il consenso di tutte le parti istituzionali e sociali coinvolte».

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