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Taranto, indotto Ilva dalla Legge di stabilità spariscono gli aiuti

Taranto, indotto Ilva dalla Legge di stabilità spariscono gli aiuti
DOMENICO PALMIOTTI
TARANTO - Nel giro di una settimana e nel tragitto da Palazzo Chigi al Quirinale la legge di stabilità perde un pezzo importante per Taranto: gli aiuti alle imprese dell’indotto dell’Ilva. Nella formulazione della legge portata alla firma del presidente Sergio Mattarella per affrontare poi il dibattito di Senato e Camera, non c’è più la parte che prevedeva la revisione della procedura di accesso al Fondo di garanzia da parte dell’indotto. Con la legge 20 di marzo scorso, proprio per venire incontro alle imprese, messe a terra dalla crisi dell’Ilva, era stata infatti prevista la possibilità che quest’ultime potessero finanziarsi attraverso il Fondo di garanzia. Una misura unita anche ad una sospensione, con differimento a dicembre, degli oneri tributari in carico alle stesse imprese. Strada facendo, però, ci si è accorti che il Fondo di garanzia non è stato usato dall’indotto in quanto le aziende avevano uno stato finanziario deteriorato. In altri termini, si è determinata una condizione di inaccessibilità a monte. Con la legge di stabilità si era quindi provveduto a correggere il tiro ma nel testo finale la parte che avrebbe dovuto migliorare l’uso del Fondo di garanzia è saltata. L’articolo 42 della legge di stabilità, nel capitolo «Disposizioni per gli investimenti ambientali e le amministrazioni straordinarie», prevede solo che «l’organo commissariale di Ilva», al fine dell’attuazione degli interventi ambientali, «è autorizzato a contrarre finanziamenti per un ammontare complessivo fino a 800 milioni, assistiti dalla garanzia dello Stato». Un finanziamento che è un’anticipazione rispetto al miliardo e 200 milioni sequestrati ai Riva, finalizzati sempre ai lavori ambientali, e che devono rientrare in Italia dalla Svizzera.Il fatto che per ora la legge di stabilità intervenga solo per l’Ilva e non anche per l’indotto, ha ovviamente creato proteste. «Lo stop è arrivato dal Mef - dice il capogruppo Pd in commissione Industria del Senato, Salvatore Tomaselli -. Col Mise avevamo infatti lavorato per rimettere nella legge di stabilità il contenuto dell’emendamento che avevamo già cercato di far passare a marzo». Chiede il ripristino dell’aiuto per l’indotto anche Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, che sottolinea come Ilva e indotto siano in simbiosi, mentre Francesco Boccia, del Pd, presidente della commissione Bilancio della Camera, non esclude che adesso ci sia un intervento «riparatore». «Magari anche con un altro provvedimento - afferma -. La parte sull’indotto è saltata nell’ingorgo tra misure di spesa creatosi in sede di bollinatura della legge da parte della Ragioneria generale dello Stato». «Il Mise - rileva Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto - ha promesso un intervento discutendo col Mef come fare. Un punto deve essere chiaro: senza quel sostegno, l’indotto Ilva rischia di affondare».

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