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la xylella avanza

Primi ulivi secchi
nel Tarantino

I disseccamenti lungo la strada provinciale 144 tra Avetrana e Salice Salentino

ulivo, xylella

di TONIO TONDO

TARANTO - I disseccamenti sono apparsi tra Natale e Capodanno, all’improvviso, forse favoriti dall’inverno mite, lungo la strada provinciale 144 tra Avetrana e Salice Salentino, nei pressi del castello di Mudonato, una bella azienda di agricoltura biologica ben curata. E curati sono anche i campi che si affacciano sulla strada, a sette chilometri da Avetrana, a poca distanza dai torrioni dell’Acquedotto pugliese. Ma l’epidemia di Xylella fastidiosa non si preoccupa di questi particolari, e così fa il grande salto e si trasmette, per la prima volta, anche agli oliveti della provincia di Taranto. Sono disseccamenti provocati dal batterio che sta devastando l’intero Salento? È arrivato fin qui? E come? «Qualche cosa c’è», risponde un contadino. Tecnici e agricoltori che stanno conducendo un monitoraggio parallelo, in assenza di una presenza operativa dei servizi della Regione e dello Stato, sono convinti che i sintomi sono proprio quelli di xylella.

Esisterebbero già evidenze di laboratorio, ma in assenza di riscontri ufficiali occorre essere cauti e attenersi al principio di prudenza. «Sono convinto che non si tratta del batterio - sostiene Mimmo Lanzo, giovane agricoltore di Avetrana, proprietario di un uliveto ben coltivato, lungo una complanare della provinciale -, però voglio essere sicuro e segnalerò alla Forestale gli alberi sui quali sono apparsi i disseccamenti. Secondo me sono stati provocati dall’abbacchiatore usato nella raccolta delle olive».
Il 2015 è stata un’annata speciale. Olive sane, anche a gennaio. La mosca olearia (Bactrocera oleae) è un insetto considerato fino a oggi l’avversità più grave per gli ulivi perché condiziona quantità e qualità della raccolta e quindi dell’olio. Ma la raccolta, a frantoi ancora aperti, caso rarissimo nel Salento, registra olive sane, anche quelle raccolte da terra. Un mezzo miracolo, salutato con soddisfazione dai produttori e dai frantoiani, ma anche con trepidazione perché il nuovo nemico dell’olivo, letale e finora ancora poco conosciuto, xylella fastidiosa sottospecie pauca, si trasmette indisturbato da un focolaio all’altro e si insedia anche dove non te l’aspetti.

È quello che sembra stia accadendo a Est di Avetrana, poco dopo il confine amministrativo con la provincia di Lecce, in una terra diversificata per tipologia del suolo, per coltivazione, con una prevalenza sì di oliveti, ma con un’economia che da molto tempo ha superato la soglia della sussistenza. Una terra di lotte contadine e di riforma. I focolai dell’epidemia finora censiti dal servizio fitosanitario sono a pochi chilometri, più a Sud, nel territorio di Nardò e soprattutto in quello di Veglie. L’area agraria che parte dalle provinciali 144 e 107 è ben presidiata dall’uomo. Masserie del Cinquecento e del Seicento che si sono trasformate in alberghi e sale di ricevimento, tutte circondate da uliveti rigogliosi, case coloniche, molte abbandonate e alcune abitate, vigneti di pregio, seminativi coltivati, campi di ortaggi ordinati per l’alta gamma, qualche vivaio. E residui di macchia mediterranea.

Una terra intensa, con un fitto reticolo di strade provinciali, tra Lecce Brindisi e Taranto, strade del consorzio di bonifica parallele ai tubi dell’acquedotto rurale, prosecuzione del Sinni, mai entrato in funzione, strade di campagna. E una attività umana continua, di anziani e giovani tornati nei campi, con un via vai di mezzi di ogni tipo, trattori, camioncini, furgoni con attrezzi agricoli, squadre di lavoratori dell’edilizia, e le immancabili automobili. In questa area, tra nomi di contrade aristocratiche (Masseria la Duchessa, Santa Venia, Casa Porcara) è stata intercettata e censita la presenza del batterio.

«Guai a chi tocca gli olivi», intima uno slogan della contestazione radicale su un pezzo di tela di una staccionata. La trasmissione dell’epidemia, hanno spiegato gli scienziati di Bari adesso indagati dai pm di Lecce, avviene con un insetto vettore (Philenus spumarius), la cosiddetta «sputacchina», endemica nella nostra terra, che con il batterio in gola saltella tra erba fresca e nuova vegetazione degli olivi e ama anche farsi trasportare con ogni mezzo, un trattore, un auto, l’abito di una persona, addirittura sui vetri di un pullman. Questa ultima ipotesi potrebbe essere la più fondata se le analisi di laboratorio dovessero accertare il nuovo focolaio di contrada Mudunato.

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