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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:52

Marò, non hanno sparato loro Sui cadaveri altri proiettili

Marò, non hanno sparato loro Sui cadaveri altri proiettili
ROMA - L'autopsia eseguita dalle autorità indiane sui corpi dei due pescatori rimasti uccisi il 15 febbraio 2012, per la cui morte sono accusati i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, avrebbe rilevato che i proiettili mortali non erano quelli in dotazione dei due fucilieri di Marina a bordo della Enrica Lexie. Lo scrive Quotidiano nazionale, citando documenti allegati alle «Osservazioni scritte» depositate dall’India al Tribunale sul diritto del mare di Amburgo lo scorso agosto.«Nella seconda pagina dell’Allegato 4, si legge, che il proiettili estratti dalla testa di uno dei pescatori è una pallottola molto più grande delle munizioni calibro 5 e 56 Nato in dotazione ai marò. Sasikala (l'anatomopatologo indiano, ndr) ha misurato un’ogiva lunga 31 millimetri (...). Il proiettile italiano è lungo appena 23 millimetri (...). Il proiettile con tutta evidenza viene da un’arma diversa dai mitra Minimi e Beretta Ar 70/90 dei fucilieri di marina italiani».

Nella ricostruzione delle indagini riportate dalle «Osservazioni scritte» dell’India, cui gli allegati fanno riferimento, si legge tuttavia che «il rapporto dell’esperto balistico (del 4 aprile 2012) conferma che i proiettili recuperati sui corpi delle vittime erano stati sparati da due delle armi sequestrate dall’Enrica Lexie, entrambe fucili Beretta SC AR70/90 di 5,56 mm, fucile d’assalto standard utilizzato dalle forze armate italiane (Allegato 7)».

L’incredibile rivelazione, che potrebbe essere a questo punto determinante per la definizione di un’annosa questione, finalmente devoluta all’arbitrato di un tribunale internazionale come quello di Amburgo, è uno schiaffo in faccia anche alla diplomazia che avrebbe sostanzialmente lavorato per affermare il diritto nei confronti di due persone non solo innocenti, ma addirittura neanche coinvolte nella vicenda per la quale hanno rischiato addirittura la pena di morte. Tale terribile ingiustizia fa commentare sul suo profilo Facebook a Elio Vito, onorevole di Forza Italia: «Oggi sono 1.300 giorni di ingiusta e illegale detenzione da parte dell’India di Latorre Massimiliano e di Salvatore Girone. Una vergogna senza fine alla quale i vari governi italiani che si sono succeduti, da Monti a Renzi non hanno saputo mettere fine. Vergogna! Vergogna! Vergogna! Marò liberi».

In serata, il ministro della Difesa, Paolo Gentiloni, ha dichiarato: «Di errori e ritardi ci interrogheremo quando avremo risolto la questione e i due marò torneranno a casa. Forse in questi anni ci sono stati momenti più complicati. Io comunque, ha sottolineato, ho fatto il possibile».

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