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Taranto, l'ultimatum sindaco Stefàno «Senza accordo lascio»

Taranto, l'ultimatum sindaco Stefàno «Senza accordo lascio»
FABIO VENERE
TARANTO - «Se, alla fine delle mie consultazioni con i partiti ed i gruppi di maggioranza, non ci sarà un accordo sul nuovo percorso da compiere, l’1 ottobre rassegnerò le dimissioni e così ce ne andremo tutti a casa». Lo ha detto, ieri mattina al termine di una riunione della sua coalizione, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno.

A partire da lunedì prossimo, dunque, il capo dell’Amministrazione comunale, dopo ave incontrato nelle ultime due settimane per due volte la sua maggioranza e poi anche i gruppi consiliari di minoranza, si confronterà individualmente con i vari gruppi e partiti della sua coalizione. E, proprio durante queste consultazioni ristrette, verificherà (se fossimo nella Prima Repubblica scriveremmo che è iniziata la verifica in Comune) se ha i numeri per proseguire. O meglio, se può contare su una maggioranza solida per proseguire gli ultimi diciannove mesi del suo secondo mandato amministrativo. Certo, il bilancio di previsione (atto squisitamente politico) è stato approvato di recente (31 agosto) e la maggioranza ha retto, nonostante il passaggio di Gigante (Psi) nelle fila dell’opposizione. Eppure Stefàno vuole comprendere, e farlo sino in fondo, se nella sua maggioranza esista davvero una compattezza granitica su un nuovo percorso che punti, così come auspicato da tanti, a «cambiare passo» nell’azione amministrativa. In altre parole, il sindaco di Taranto vuole vedere se i gruppi consiliari hanno un’azione politica comune oppure una parte agisce (e vota) in un modo e l’altra in un altro di segno opposto. Emblematico in tal senso è il caso del gruppo consiliare del Nuovo centro destra (Ncd) che vede due consiglieri in maggioranza (Guttagliere e Perelli) ed uno all’opposizione della giunta Stefàno (Castellaneta). È possibile, così come già anticipato dalla Gazzetta, che la parte filogovernativa del gruppo confluisca in «Realtà Italia» al cui interno già siedono: Cataldino, Illiano ed Ungaro. In questo caso, il gruppo consiliare salirebbe a cinque componenti e potrebbe anche raddoppiare la sua presenza in giunta (per ora rappresentata dalla sola Semeraro ai Servizi sociali).

A proposito di «Realtà Italia», Cataldino è intervenuto confermando le sue critiche all’operato dell’Amministrazione culminato l’altroieri con la vicenda «Tempa Rossa» ma già manifestate sul piano Cimino. Anche Cataldino così come altri ieri presenti alla riunione si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda traccaita da Stefàno. Ovvero, se non c’è accordo su un nuovo modo di amministrare è preferibile staccare la spina e concludere prima del previsto quest’esperienza. E nel nuovo modo di amministrare, come ha più volte chiesto il presidente del Consiglio comunale Bitetti (Pd), dovrebbe esserci anche una maggiore rotazione per i dirigenti in linea generale ed in particolare per quelli ritenuti non in grado di risolvere immediatamente i problemi posti dalla parte politica.

Alla riunione di maggioranza di ieri mattina, un po’ a sorpresa era presente Paolo Ciocia. L’ex assessore comunale nella prima Amministrazione Stefàno, rieletto nel 2012 con la lista Api e poi passato alla minoranza ed avvicinatosi, pur non avendovi mai aderito formalmente, si è confrontato con i suoi originari alleati senza però mettere da parte i toni critici verso la giunta. Soprattutto per quel che riguarda l’offerta culturale.

Se prima Stefàno era intenzionato a nominare solo il nuovo assessore all’Urbanistica (probabilmente sarà l’attuale dirigente Rufolo), ora i volti nuovi potrebbero essere complessivamente tre. Quindi, rischierebbe in due.  

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