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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 06:23

Taranto, le cozze sono vuote «E' un disastro senza fine»

Taranto, le cozze sono vuote «E' un disastro senza fine»
di LEO SPALLUTO

TARANTO - L'emergenza-cozze viaggia velocemente verso il disastro. L’allarme, lanciato da tempo dai mitilicoltori, si è trasformato in un grido disperato. «E la politica - accusano - resta in silenzio». Il punto della situazione è stato tracciato ieri presso la sede della Confcommercio dal presidente Leonardo Giangrande e dai vertici delle associazioni di categoria: Cosimo D’Andria (Confcommercio), Emilio Palumbo (Agci Pesca), Riccardo Caracuta (Claai) e Cosimo Bisignano (Lega Pesca). I numeri sfiorano la catastrofe. «I nostri impianti - spiega D’Andria - sono vuoti. Le temperature alte hanno fatto registrare la moria dell’80-90 per cento del prodotto.

Ed è seriamente minacciata la produzione 2016: il 50-60 per cento del seme è distrutto, quello che resta è in condizioni precarie e stiamo cercando di preservarlo. Abbiamo avuto quaranta giorni di caldo torrido, con una temperatura in acqua di 35 gradi, che ci hanno distrutto. Era già successo nel 2012: ma allora il seme non fu toccato e la perdita di prodotto toccò il 10%. E’ una situazione tragica: Taranto è la capitale del seme, che viene esportato per l’80%. Impossibile trovarlo altrove. Il lavoro di due anni rischia di essere irrimediabilmente perduto».

Palumbo sottolinea i rischi occupazionali: «Se non troviamo una soluzione - sottolinea - mille famiglie monoreddito rischiano di rimanere senza lavoro, oltre a seicento pescatori. Avevamo chiesto l’attivazione del Fondo di solidarietà nazionale per la pesca e l’acquacoltura, ma le risposte non sono confortanti. E’ un’illusione: i fondi sarebbero terminati da tempo. Nel 2012 il Governo passò la palla alla Regione, ma non abbiamo più avuto risposta. Stavolta l’esito deve essere diverso, altrimenti per noi sarà la fine. Basta con gli annunci-spot» .

Caracuta evidenzia le carenze nel monitoraggio delle acque. «Al di là delle rivendicazioni economiche - aggiunge - esigiamo il coinvolgimento del mondo scientifico Esistono ritardi della Regione Puglia nell’applicazione delle direttive europee su ecosistema e biodiversità. C'è una delibera del 28 novembre 2014 che delega all’Arpa il piano di monitoraggio e ne prevede il potenziamento via Gps. Cosa è successo dopo?»

Bisignano denuncia il disinteresse dei politici: «Chiunque - aggiunge - si scoraggerebbe in una situazione simile, tranne noi. Non siamo qui per piangerci addosso o ricevere elemosine. Siamo gente che ha proceduto in proprio alle bonifiche, che è andata all’Expo, che propone percorsi di pesca-turismo. Cerchiamo di costruire sulle macerie ma ci scontriamo con le inefficienze della politica. I nostri problemi sono conosciuti ma nessuno se ne occupa: né il sindaco, né gli assessori e neppure l’opposizione. Adesso circola notizia della possibile liquidazione del Centro Ittico Tarantino o di una sua incorporazione in Infrataras nel corso del Consiglio Comunale di lunedì. Sarebbe una decisione molto grave: è un ente indispensabile, determinante per l’accesso ai fondi europei per la pesca. Saremo lì per protestare. Segnaliamo, inoltre, lo stato di abbandono delle banchine d’attracco dei pescherecci di via Garibaldi, che richiedono una immediata manutenzione e ripristino».

La chiosa, amara, è affidata a Giangrande. «E' il momento di compiere una scelta di fondo. I politici devono decidere se la mitilicoltura è un comparto strategico oppure no. Eppure si tratta di un settore per ora sfruttato solo al 10 per cento. Immaginate quali opportunità di lavoro potrebbero nascere dalla realizzazione di una filiera di lavorazione».

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