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Discarica Massafra falso allarme sui rifiuti radioattivi

Discarica Massafra falso allarme sui rifiuti radioattivi
MIMMO MAZZA
MASSAFRA (TARANTO) -L’ambiente, a Taranto più che altrove, è un nervo scoperto come dimostrano le ormai migliaia di ecosentinelle che, in assoluta buona fede, intasano i social network e le mail di redazioni, istituzioni e forze dell’ordine per segnalare lo sbuffo dei camini Ilva, le torce della raffineria Eni, gli scarichi sospetti in mare. Dunque, non deve sorprendere che la notizia dell’autorizzazione concessa dalla Provincia alla società Cisa di Massafra, concessionaria dell’unica discarica per rifiuti solidi urbani attiva nel tarantino, per lo smaltimento e lo stoccaggio di rifiuti radioattivi, potesse provocare un terremoto.

Terremoto non solo ambientale ma anche politico considerato che presidente della Provincia è Martino Tamburrano, sindaco fittiano di Massafra ma eletto a capo dell’ente in via di sparizione in forza di un patto con l’on. Michele Pelillo (Pd) che preferì, lo scorso settembre, Tamburrano al candidato ufficiale dei democratici, il sindaco di Laterza Gianfranco Lopane. Al patto romano del Nazareno si sommò l’alleanza tutta tarantina tra Pelillo, lo stesso Tamburrano (che ha nominato come suo vice in Provincia il pelilliano Gianni Azzaro malgrado la scomunica di Emiliano), il deputato martinese Chiarelli (anch’egli fittiano), il capogruppo Pd alla Regione Mazzarano. Quest’ultimo è massafrese ed ufficialmente all’opposizione di Tamburrano.Ieri, dunque, a Massafra sulla presunta autorizzazione per i rifiuti radioattivi è scoppiato il tutto contro tutti, a cui oggi Tamburrano cercherà di mettere un punto con una conferenza stampa alla quale sono stati invitati anche il presidente Emiliano e il sindaco Stefàno.

Nelle 193 pagine, però, della determina firmata dal dirigente del settore Ambiente Martino Dilonardo, su proposta del funzionario istruttore Emiliano Morrone, in nessuna parte si autorizza la Cisa a smaltire rifiuti radioattivi, né tantomeno a stoccarli. Nelle carte si legge chiaramente che viene concessa l’autorizzazione (Aia) per una procedura - rilevamento all’ingresso dei camion dei rifiuti per la possibile presenza di carichi radioattivi e successivo confinamento in aree dedicate - che la Regione Puglia, con delibera proposta il 6 giugno del 2012 dall’allora assessore regionale all’ambiente Lorenzo Nicastro e votata, tra gli altri, anche dall’allora assessore Michele Pelillo, impose a tutte le discariche per rifiuti solidi urbani presenti in Puglia dopo che c’erano state numerose segnalazioni (ben 22 a Massafra) di rifiuti risultati positivi alla radioattività (nel 99% dei casi, però, per materiale di origine ospedaliera).

«La Cisa - spiegano gli avvocati Antonio e Carlo Raffo, legali dell’azienda - non ha mai richiesto (e quindi neppure ricevuto) alcuna autorizzazione alla ricezione di rifiuti radioattivi, che mai potrebbero essere accolti volontariamente in un impianto come quello presente a Massafra. È la legge che impone a tutti i gestori di impianti che trattano rifiuti, simili a quello gestito dalla Cisa, di predisporre dei sistemi di controllo che individuino la presenza di eventuali fonti radioattive all’interno dei carichi di rifiuti conferiti al fine di evitare che rifiuti non ammissibili e pericolosi possano mischiarsi con quelli accoglibili durante le fasi di trattamento. I presidi per la rilevazione e le aree di confinamento temporanee di eventuali rifiuti radioattivi, lungi dall’essere un pericolo per la popolazione e per il territorio, sono strumenti necessari alla salvaguardia della salute e dell’ambiente. Eventuali rifiuti che dovessero presentare caratteristiche di pericolosità, devono essere accantonati temporaneamente in aree appositamente predisposte, per essere poi respinti dal gestore ed affidati a ditte specializzate».

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